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POSSO, MERITO: COME SVILUPPARE FIDUCIA E AUTOSTIMA

I dubbi sul nostro valore e sulle nostre capacità possono accumularsi nel tempo, bloccando il nostro percorso verso la felicità.

Un approccio consapevole ci aiuta a eliminare i dialoghi negativi che abbiamo con noi stessi e ad intraprendere un percorso virtuoso per aumentare la nostra autostima.

Quando la tua autostima è scarsa, i tuoi automatismi mentali ti portano solo a scoraggiarti, recando con sé messaggi di sfiducia e giudizi: sei troppo timido, troppo stupido, tropo grasso, troppo goffo… E i messaggi positivi che possono arrivarti, da te stesso o da altri, rimangono soffocati da quelle fastidiose voci negative. Quando dubiti delle tue capacità e del tuo valore non riesci a fidarti completamente dei pensieri e dei giudizi su di te. 

Come uscire da questo circolo vizioso?

La consapevolezza può aiutarti!

Quando osservi i tuoi pensieri con attenzione non giudicante e nel momento presente, puoi accorgerti di quanto non ti stiano aiutando. La mindfulness mette a freno i tuoi automatismi mentali spronandoti a fermarti per osservarli.

Le insicurezze e la scarsa autostima possono insinuarsi in molti modi: prima te ne accorgi, prima puoi agire per evitare che si incancreniscano.

Se, per esempio, un amico non si fa sentire per qualche giorno, pensi che sia impegnato o ti chiedi se hai fatto qualcosa che non va per averlo turbato e quindi allontanato?

Se ti dai la colpa probabilmente hai una bassa autostima.

Ti trovi perfettamente a tuo agio tra amici e famigliari, per poi sentirti profondamente insicuro in situazioni nelle quali vieni sottoposto a giudizio (come un colloquio di lavoro?) o nelle quali ti senti “come se” venissi giudicato (come ad una festa?).

Se questo ti succede abitualmente, potresti avere un problema di autostima.

La mindfulness può aiutarti a superare questi cali di fiducia a breve termine in modo da non diventare evitante, schivando situazioni in cui sai che ti sentirai vulnerabile.

La fiducia in sé stessi incide sulla percezione che abbiamo di noi, sull’autostima, sul modo in cui ci relazioniamo agli altri e sulla nostra capacità di rilassarci; aumenta inoltre le nostre possibilità di essere felici, aiutandoci a realizzare le nostre potenzialità.

Attraverso la mindfulness possiamo imparare a credere in noi stessi, a sentirci più forti e sicuri nell’affrontare le prove più importanti, a non scoraggiarci perché abbiamo paura di fallire: possiamo farlo, smettendo di dare così tanto credito ai pensieri negativi che abbiamo su di noi.

Se la sfiducia, rafforzata dai pensieri negativi, ti limita, prova a seguire questi sei passi per sentirti più sicuro:

  1. Accetta i tuoi errori: sbagliamo, non siamo infallibili, e per certi versi è anche bello! 
  2. Quando affronti una sfida non indulgere in inutili preoccupazioni sulle tue capacità;
  3. Fai in modo che il carburante del tuo successo sia l’intenzione e non il desiderio di rivalsa per gli errori passati;
  4. Sii te stesso: la mindfulness ti aiuta a capire chi sei e come riconoscere e cogliere le opportunità;
  5. Dedicati a ciò che ti riesce meglio, anche se gli altri non lo vedono o non lo capiscono;
  6. Dai il tuo contributo: sapere di aver fatto la differenza aumenterà la tua autostima.

La riuscita, anche nella semplice consapevolezza di aver fatto  del tuo meglio, costruisce fiducia e inaugura un nuovo circolo vizioso di crescita personale!

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COME PRENDERE DECISIONI (IN 7 RESPIRI)

Il processo decisionale è in parte intuitivo e in parte razionale.

L’emozione potrebbe insinuarsi a distorcere il nostro giudizio (l’ansia per esempio potrebbe farci tergiversare) e le nostre scelte potrebbero essere condizionate da ciò che gli altri pensano di noi.

La mindfulness offre un modo per non cadere in queste insidie, affinando i nostri pensieri e la nostra attenzione.

Pensiamo, decidiamo e poi, con deliberata intenzione, agiamo.

Alcune persone sono più determinate, altre meno e si fanno influenzare da altro, prima di prendere una decisione. Ma anche i tipi più decisi potrebbero, in circostanze complicate, aver bisogno di più tempo, prima di sentirsi sicuri su come agire.

Nel Giappone Medievale ci si aspettava che un guerriero samurai prendesse una decisione nell’arco di tempo di sette respiri. Talvolta, anche al giorno d’oggi, ciò può essere fattibile, perfino semplice, ma non è detto che i nostri primi pensieri siano necessariamente i migliori. Le decisioni importanti hanno bisogno di essere ben ponderate.

Le emozioni possono influire sul processo decisionale in due modi.

Potresti considerare favorevole un’opportunità, perché ti senti in sintonia con la persona che te la sta offrendo o rifiutare un’altra possibilità, perché ti costringerebbe ad uscire dalla tua zona di comfort.

Le sfide tendono a creare un conflitto interno: da una parte assaporiamo la prospettiva di espandere noi stessi e guadagnare consensi, dall’altra dubitiamo delle nostre capacità temendo di illuderci.

A chi non succede?

Allontanando le preoccupazioni inutili e rafforzando la nostra autostima (anche grazie alla mindfulness) possiamo disinnescare la carica emotiva che accompagna una prova difficile e consentirci di affrontarla con più semplicità.

“Potrei farcela, o no, ma perché non provarci?”

Questo è ciò che ci dobbiamo dire!!

Man mano che diventiamo più consapevoli di noi, delle nostre capacità e risorse, accettiamo che il passato non possa essere modificato e persino il dispiacere diventa un’inutile spreco di energia mentale: preoccuparsi di non sapere se doversi pentire di aver preso o meno la decisione giusta è causa di ansia. Non preoccupiamocene!

E se invece dobbiamo prendere una decisione rapidamente?

Normalmente l’esperienza e l’intuito possono aiutare, eliminando i fastidiosi “rumori di fondo” che vanno ad offuscare la decisione. 

Nel caso, ecco i 7 passi da seguire (sentiamoci un po’ i guerrieri menzionati prima!!):

  1. Poniamoci in uno stato di consapevolezza, concentrandoci sulla questione da trattare, facendo un bel respiro profondo;
  2. Analizza i pensieri ed indentifica eventuali fattori emotivi (pressioni esterne, ansia da prestazione,…)
  3. Allontana questi problemi dal tuo processo mentale;
  4. Rifletti razionalmente sulla situazione e valuta attentamente le varie possibilità che hai dinnanzi;
  5. Cosa ti dice l’intuito? Conferma il tuo giudizio razionale? E se ti sta mandando un messaggio contrastante, perché lo fa?
  6. Accogli la tua scelta finale, dagli un posto nella tua mente;
  7. Scegli con chiarezza e decisione senza guardarti indietro!

In questo modo aumenterai la tua autostima, ti libererai dai vecchi schemi di comportamento, non ti farai condizionare dalle emozioni negative, eviterai inutili distrazioni, ti concentrerai sugli aspetti essenziali e ridurrai lo stress! 

Ti svelo un segreto: così facendo, stai applicando la mindfulness!

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IMPARA A DIRE DI NO

E’ capitato a tutti di avere la necessità (o volontà) di dire di NO a colleghi, famigliari o responsabili e di non esserci riusciti, stante poi pentirsene amaramente, perché quel NO non detto ci stava complicando, e di molto, quotidianità e serenità interiore.

Perché siamo abituati a non dire di NO?

O meglio… cosa inconsciamente troviamo di sbagliato nel dire di NO? Nel rifiutare? Nel non accettare un lavoro, una situazione, una condizione che non ci piace/va a genio, ma ci sentiamo comunque in obbligo (morale) di portare avanti?

Essere capaci di dire di NO è importante se volete ottenere ciò che desiderate dalla vita (qui approfondiamo il lato professionale) evitando che gli altri si approfittino della vostra disponibilità.

Ecco quindi alcuni consigli su come gestire il disagio che potreste provare, dicendo qualche “NO”, oltre a trovare qualche stratagemma per esprimere questo messaggio agli altri ed essere sicuri che arrivi forte e chiaro!

Possibili situazioni in cui potreste trovarvi a dire un bel NO:

– lavoro extra che non volete fare;

– prendervi la responsabilità di un progetto/attività che non vi sentite pronti ad affrontare;

– in caso di manipolazione per fare qualcosa che va contro i vostri valori.

Perché è difficile dire di NO?

Per molti di noi dire di NO è davvero faticoso.

Per provare a superare questa barriera e diventare così più bravi a rispondere un”NO” convinto, questi i primi passi da fare:

– riconoscere gli stereotipi che ci rendono difficile dire di NO o che ci fanno stare male quando lo facciamo;

– imparare ad esprimere un NO che riduca al minimo lo scontento dell’altra persona e che limiti i danni alla relazione;

– trovare i giusti modi per relazionarsi con chi non accetta il nostro NO e cerca di manipolarci per ottenere a tutti i costi un SI’.

Come riconoscere e cambiare gli stereotipi.

STEREOTIPO: opinione rigidamente precostituita e generalizzata, non acquisita sulla base di un’esperienza diretta…

Sappiamo bene che questi possono impedirci di gestire in modo efficace le situazioni difficili, ad esempio:

– “Devo sempre essere collaborativo per compiacere gli altri”

– “E’ importante mettere sempre gli altri al primo posto!”

– “Dire di NO è scortese e da egoista”

– “Dire di No ferirà l’altro e lo farà sentire rifiutato”


Proviamo a girare il tutto: invece di sentirci in colpa nei confronti degli altri, impariamo ad ascoltarci maggiormente, evitando di sentirci in colpa verso noi stessi per un SI’ non voluto… 

I nuovi pensieri potrebbero quindi diventare:

– “Si può dire di NO”

– “Le persone hanno il diritto di chiedere e io ho il diritto di rifiutare”

– “In effetti se diciamo di sì ad una cosa, stiamo dicendo NO a qualcosa d’altro. C’è sempre una scelta dinnanzi a noi…”

Vedete come cambia la cosa??

Tipologie di NO.

Il NO può essere di diversi tipi:

– Il NO COMPRENSIVO : addolcendo il rifiuto mostrando comprensione ed empatia verso l’altra persona.

ES. “Mi spiace non poterti aiutare, vedo che sei in difficoltà e spero tu riesca a trovare qualcuno che abbia la capacità/possibilità di aiutarti a farlo”

– Il NO PREVENTIVO : potrebbe risparmiare di dover usare proprio la parola “NO”. 

Premessa: sapete che il Vs superiore sta cercando qualcuno che faccia gli straordinari e voi non intendete farli. In questo caso un NO preventivo potrebbe tradursi in un vostro anticipare al capo che al momento avete impegni personali post orario di lavoro che vi obbligano a dare il massimo nelle ore prestabilite e che quindi osserverete un orario di uscita ligio. Sarà difficile che vi venga quindi chiesto espressamente di fare straordinari.


– Il NO POSTICIPATO: Non è definitivo. È un modo per dire NO ad una richiesta presente, ma lascia spazio per dire eventualmente SI’ in futuro. Usalo se vuoi veramente soddisfare la richiesta. 

ES. “Non posso coprirti per la riunione oggi, ma potrei farlo la prossima settimana se ne avrai ancora necessità”


– Il NO INDAGATORE: come con il posticipato, questo non è un NO definitivo. È un modo per aprire la richiesta e vedere se esiste un altro modo per soddisfarla. 

ES. “C’è un altro momento in cui ci potremmo trovare per vedere insieme quella cosa?”


Cosa fare in caso di manipolazione?

Se l’altro non accetta il vostro NO e cerca di manipolarvi per ottenere il suo risultato, provate con la tecnica del DISCO ROTTO

Ripetete all’infinito che NO, voi non potete proprio soddisfare la necessità/bisogno dell’altro.

Un esempio:

Collega : “Sono troppo occupata oggi, vai tu alla riunione al mio posto per redigere il verbale?”

IO: “Mi spiace, ma anche io sono un po’ incastrata tra riunioni e lavori da completare. Non posso proprio andare al tuo posto.”

Collega: “Sono sommersa di lavoro, ho bisogno di un aiuto.”

IO:” Mi spiace molto, sembri davvero incasinata anche tu, ma purtroppo non posso proprio andare al tuo posto. “

Collega: “Sei sempre così disponibile, perché mi molli proprio adesso?”

IO: “Sono felice che mi reputi disponibile, e mi spiace che ti senta mollata proprio ora, ma purtroppo non posso proprio andare al tuo posto.”

La collega magari terrà il muso qualche giorno, ma pazienza! Che dite?

Come fare a dire di NO:

– sii diretto e onesto, ma non scortese;

– non dilungarti in storie assurde per giustificarti, sii breve;

– se sei in difficoltà dillo all’altro!

– l’educazione ripaga “Grazie per avermelo chiesto, ma….”

– non chiedere scusa, ma fornisci motivazioni valide;

– assumiti la responsabilità di quel NO: no scuse o colpe verso altri.


Il risentimento che potrebbe ristagnare dentro di te per aver accettato di fare una cosa controvoglia, potrebbe alla lunga ledere il rapporto con la persona che ti ha fatto la richiesta. Attenzione!

Noi siamo importanti tanto quanto le persone che ci circondano, anche in ambito professionale. Cerchiamo di non buttare via le ns energie inutilmente e impariamo a dire di NO!

Lo facciamo per noi.

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10 STRATEGIE PER APPROCCIARE UN CLIENTE AGGRESSIVO

Il primo passo per la gestione del cliente è avere ben chiaro che NON possiamo concederci che la relazione con un cliente abbia un risvolto negativo.

Quando ci approcciamo ad un cliente noi siamo l’azienda (il negozio, il professionista,…) che rappresentiamo, per cui è fondamentale riuscire a non fare dei “rotti”! 

Siamo però persone, con le nostre emozioni, le giornate NO e i nostri principi e valori, che facilmente possono essere intaccati da un cliente particolarmente antipatico, aggressivo o pretenzioso.

Con questo articolo proviamo ad approfondire le strategie per riuscire a non cadere nel tranello dei clienti “litigiosi”, mantenendo un approccio astuto ed efficace. 

Come spesso ripeto, i colleghi sono i nostri primi clienti, per cui queste regole sono applicabili nel contesto lavorativo a 360° e sicuramente anche in un ambito più personale e privato.

Provare per credere….


Cosa risulta difficile nella relazione col cliente

La relazione col cliente non è semplice in quanto sono “obbligato” a relazionarmi con una persona che tendenzialmente non conosco (nella migliore delle ipotesi che conosco molto poco).

In aggiunta, se si tratta di un cliente particolarmente aggressivo, nei toni, nelle parole (e magari la mia giornata è già stata particolarmente tesa e faticosa), cosa devo fare per mantenere la calma e riuscire ad essere un comunicatore efficace?

Sicuramente…..

1. Nascondere il mio stato d’animo

2. Nascondere le mie ragioni/opinioni (nostre o dell’azienda)

3. Nascondere i miei sentimenti

4. Nascondere il mio coinvolgimento

5. Nascondere i miei problemi personali


Devo avere un self control elevato e devo trovare degli stratagemmi per svincolarmi da questi pensieri e riportare la comunicazione su un livello professionale. 

Cosa mi fa reagire in un determinato modo?

Come rispondo quando sono il ricettore del primo input del cliente arrabbiato?

Come posso gestire al meglio le mie relazioni se “obbligate” come in questo caso?

Il modo per riuscire in questa impresa c’è…

Seguire alcune semplici regole che ci aiuteranno a riportare la comunicazione al giusto livello.

Chiunque, almeno una volta nella vita, ha incontrato e avuto a che fare con persone aggressive o controllanti, all’interno della propria sfera privata o nell’ambiente lavorativo.

In apparenza possono sembrare anche individui tutto sommato tranquilli, tuttavia possono trasformarsi in soggetti ostili, subdoli, che creano numerosi conflitti e organizzano inganni.

Attraverso un approccio astuto e una comunicazione intelligente, comunque, è possibile ridimensionare la relazione con loro e riuscire a tramutare l‘aggressione in cooperazione e la sottomissione in rispetto.

Di seguito sono riportate 10 semplici strategie per trattare con persone litigiose. 

NB. Tenete a mente che queste sono regole generali e non tutte sono applicabili in toto ad ogni specifica situazione. Prendete quella che funziona per quella specifica situazione in cui vi trovate.

1. MANTENERE LA CALMA

La prima regola, quando si ha a che fare con una persona prepotente, è quella di mantenere la calma. Meno siete reattivi alle provocazioni e in preda alla rabbia o alla frustrazione, più sarete in grado di giudicare la situazione oggettivamente per gestire il problema. 

Per raggiungere questo obbiettivo si può ricorrere ad un piccolo “trucco”: respirare lentamente e profondamente, concentrandoci sull’aria che entra dal naso ed esce dalla bocca, visualizzandola.

Se necessario, per prendere tempo, usate frasi del tipo “Devo pensarci un attimo”, ”Preferisco lavorarci su”. Mantenendo il self-control, otterrete più lucidità per gestire al meglio la situazione. 


2. FOCALIZZARSI SUGLI OBBIETTIVI

Spesso nei conflitti si perde di vista il vero problema e si divaga in una spirale senza fine di reciproci rimproveri che risultano solo distruttivi. 

E’ bene rimanere focalizzati sugli obiettivi e lavorare insieme alla soluzione. 

Il cliente ha un problema? Noi siamo lì per risolverlo e soddisfare così i suoi bisogni interpersonali.

Una corretta gestione del conflitto mira a creare ALLEANZE per il futuro, non a rimproverare o lamentarsi per il passato. CONCENTRARSI SU OBIETTIVI POSITIVI risulta quinid essenziale!


3. RISPETTARE L’ALTRO

Ascoltare l’altro per conoscere i suoi pensieri ed opinioni sul problema. 

Cercare di non interrompere, per non dare l’impressione di voler prevaricare.

Non cedere ai trabocchetti “emozionali” messi in atto per farti reagire di petto. Ricordiamoci sempre che noi “siamo l’azienda che rappresentiamo” e nessuna azienda vorrebbe che i propri operatori trattino a pesci in faccia anche i peggiori clienti.

Teniamo un profilo basso, vedrete che l’interlocutore, dopo una prima alterazione, abbasserà i toni e sarà possibile dialogare in modo rispettoso.

4. ASCOLTARE L’INTERLOCUTORE 

L’ascolto, soprattutto attivo, è fondamentale. 

Il consiglio che posso darvi, se il cliente chiama ed è già “acceso” di suo, è di lasciarlo sfogare; lasciategli dire tutto ciò che ha da dire. 

Quando avrà finito, cercate di individuare aree di comune interesse e contribuite così a migliorare la qualità della conversazione, oltre che facilitando la risoluzione del problema. 

Praticate quindi l’ASCOLTO ATTIVO.

5. RICONOSCERE I PROPRI ERRORI (E SCUSARSENE)

Se abbiamo fatto un errore, noi o un nostro collega prima di noi, scusiamoci. 

Non siamo robot; errare è umano. Non siamo i primi e non saremo nemmeno gli ultimi ad aver sbagliato. A tutto c’è un rimedio e noi siamo lì per rimediare e risolvere il problema. 

Questo atteggiamento aiuterà ad abbassare il muro che si è alzato dinnanzi a noi, permettendo ad entrambi di dialogare per vedere la situazione sotto nuovi punti di vista.

6. RIMANDARE ALL’ALTRO (MIRRORING)

Riassumere pensieri, sentimenti, punti di vista dell’interlocutore prima di esprimere i nostri, così da far sentire l’altro ascoltato per davvero, aumentando la possibilità che anche noi veniamo ascoltati. Dopo che il cliente ha “sproloquiato” tutta la sua frustrazione per il problema che ci sta enunciando, utilizziamo il rimando per rassicurarlo che abbiamo capito ciò che ci sta dicendo e facciamolo possibilmente utilizzando le sue stesse parole e rimandando le sue emozioni. Si sentirà capito e accolto e questo aiuterà ad entrare in empatia con lui.

Provate, anche solo per un breve momento, a mettervi nei suoi panni, è un punto di vista utile! 

7. NON CRITICARE/ ACCUSARE

Non criticare l’interlocutore o affibbiargli etichette negative; è meglio suggerire all’altro quali azioni concrete vogliamo che intraprenda, invece che criticarlo. 

Per esempio:

Comunicazione inefficace: “Lei è un maleducato…” oppure “ Lei non ha il diritto di dire….” 

Comunicazione efficace: “Le chiedo di non alzare la voce… se mi aiuta a capire come posso assisterla, vedrà che risolveremo insieme il problema”

Evitare di fare accuse e dichiarazioni che iniziano con la parola “tu/lei”, che hanno maggiori probabilità di innescare un litigio. 

Utilizzare invece frasi che iniziano con “Io”, “noi”, o formule impersonali, seguite da fatti.

“C’è stato un errore, ma cerchiamo di capire insieme come risolvere la questione…”

8. FARE DOMANDE

Uno tra gli aspetti che piace maggiormente ai soggetti aggressivi è puntare l’attenzione su vostri errori in modo da farvi sentire incapaci e inadeguati. 

Tipicamente, sono molto svelti a mettere in mostra tutto ciò che avete fatto male. 

Il focus è sempre su “Hai sbagliato” piuttosto che su “Come possiamo risolvere il problema?”

Se reagite mettendovi sulla difensiva cadrete nella trappola, quindi l’interlocutore acquisirà il potere di rimarcare i vostri errori. Un modo semplice ed efficace per cercare di cambiare questa dinamica consiste nel rispondere alle frasi aggressive facendo domande piuttosto che affermazioni.

Per esempio:

1) Aggressore: “La tua proposta è pessima! Non mi è proprio di aiuto!!! ”

Risposta: “Sei sicuro di averla considerata in tutti i suoi aspetti?”

2) Aggressore: “Sei così stupido!”

Risposta: “Perché mi tratti con disprezzo?”

FATE DOMANDE! Rilanciate all’altro la palla e spostate la luce del riflettore sul vostro aggressore, in modo da neutralizzare la sua influenza su di voi.

9. COOPERARE E NON COMPETERE

Non concepiamo il conflitto come una sfida tra due contendenti, tra i quali solo uno vincerà. Abbandoniamo i paraocchi che ci impediscono di vedere le cose dal punto di vista altrui, rimanendo focalizzati solo sul nostro punto di vista.

La COOPERAZIONE è il motore dello sviluppo; è ciò che rende possibile che le esigenze di tutti vengano tenute in considerazione e soddisfatte.

10. DISTINGUERE IL PROBLEMA DALLA PERSONA

Ogni volta che entriamo in disaccordo con gli altri non chiediamoci : CHI HA RAGIONE?

Ma piuttosto: “ COME possiamo trovare una SOLUZIONE che possa soddisfare entrambi?”

Non prendetela sul personale, mai. Cercate sempre di mantenere il focus sulle azioni e non su CHI potrebbe averle messe in atto. 


Spersonalizzare funziona, perché l’interlocutore aggressivo perde di “potenza” se non ha una “vittima” sacrificale da mettere nel mirino.


10 BIS. Un’altra tecnica, apparentemente semplice ma efficace, per interrompere una comunicazione che non mostra possibili risvolti positivi in quel momento, è quella di cambiare argomento

Dite semplicemente “A proposito…” e iniziate un nuovo soggetto.

Può sembrare antipatico, perché sembra che non prestiamo attenzione a quanto ci viene detto in quel momento, ma se i toni sono davvero accesi e non si riesce a trovare un modo per riportare la comunicazione ad un livello professionale, meglio abbandonare per un attimo la questione, lasciar calmare gli animi e poi eventualmente tornarci sopra successivamente, a bocce ferme.

Vedrete che funzionerà!

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COME RICONOSCERE E GESTIRE LE EMOZIONI

Non si possono sradicare le emozioni dal nostro “paesaggio” interiore e nemmeno dovremmo volerlo: le emozioni ci aiutano a vedere ciò che davvero conta e ad agire in modo costruttivo.

Alcune emozioni però, quelle divenute abituali, possono solo nuocerci, se permettiamo loro di mettere le radici.

L’idea delle emozioni come forze oscure da sopprimere o domare si adatta bene ad un romanzo, ma ha poco a che fare con la realtà.

La verità è che le emozioni sono transitorie: alcune ricerche indicano che proviamo emozioni PURE solo per pochi minuti e che alcune di queste passano in un attimo.

L’approccio mindfulness alle emozioni non consiste né nel contenerle, né nell’assecondarle.

Esiste una meravigliosa via di mezzo per gestire le emozioni con consapevolezza: osservarle mentre emergono e poi lasciarle svanire, durante le tempeste di stress che ci travolgono.

Più riconosciamo la loro natura transitoria, meno ci identifichiamo con le nostre emozioni, e più riusciamo a vederle per ciò che realmente sono.

Via via che la nostra consapevolezza si rafforza, possiamo iniziare ad esplorarle, usarle per avvicinarci alle nostre esperienze interiori e per trovare la pace proprio in mezzo alla tempesta.

Ogni emozione negativa ha il suo specifico modo di attentare alla nostra calma e al nostro benessere.

La rabbia, ad esempio, sembra lievitare dentro di noi fino a farci scoppiare.

Il risentimento ribolle.

La gelosia ci fa sentire sofferenti e spiazzati.

La paura ci porta in un limbo di fragilità ed instabilità.

Non appena un’emozione inizia a manifestarsi, quello che tendiamo a fare, dopo averla riconosciuta, è iniziare a rimuginare, utilizzando quell’emozione come substrato per narrazioni dolorose.

Quindi, se siamo arrabbiati con qualcuno ripercorriamo con la mente vecchie offese subite, anche in altri contesti, ma associando la stessa sensazione. 

Nei nostri fuorvianti tentativi di affrontare l’emozione, iniziamo a rivivere la situazione che l’ha provocata e a rivivere mentalmente la storia che ci sta dietro… continuando così ad alimentare quell’emozione senza nemmeno rendercene conto.

Se invece che concentrarci sulla situazione, ci concertassimo sugli stati d’animo e sulle sensazioni fisiche che proviamo in quella circostanza, vivendoli per quello che sono, allora l’emozione non continuerà ad essere alimentata dal pensiero: farà il suo corso e se ne andrà.

Essere consapevoli permette alle emozioni di formarsi, di manifestarsi ed indebolirsi, fino a ritirarsi, come è nella loro natura. Una volta padroneggiato questo modo di entrare in relazione con le nostre emozioni, ci renderemo conto che sarà tutto più facile.

Non è un passaggio immediato o scontato, necessita allenamento.

Non riusciremo da subito a scindere emozione e situazione, ma poco per volta, riuscendo a concentrarci sull’emozione, riconoscendola per quella che è e lasciandola scorrere via, potremo aumentare la nostra consapevolezza e di conseguenza l’autostima.

Le emozioni vanno vissute liberamente, in questo modo richiederanno sempre meno energie e nella loro forma “pura” (quindi non ingigantite, trasformate o alimentate attraverso narrazioni evocate da condizioni simili del passato o paure per il futuro) ci aiuteranno a capire ciò che davvero ci richiede ogni momento della vita.

Strategie per imparare a gestire le emozioni ne abbiamo?

Certo che sì!

Il trucco è quello di non voler combattere contro le emozioni, ma nel vederle come normali manifestazioni che si riflettono attraverso il nostro corpo.

Per affrontare le emozioni con consapevolezza, nel momento in cui sorgono, e per imparare a capire noi come reagiamo ad esse, proviamo a mettere in atto i quattro passaggi descritti di seguito:

  1. RICONOSCERE

Diamo un nome all’emozione (rabbia, felicità, solitudine, paura, gelosia….); questo fa parte del processo di riconoscimento dell’emozione stessa, piuttosto che di tutto ciò che ci sta dietro. Questo aiuta a distaccarci e a prendere consapevolezza della condizione che stiamo vivendo.

  1. ACCETTARE

Diamoci il permesso di provare quell’emozione, senza censure, né giudizio.

  1. ESPLORARE

Ascoltiamo come questa emozione si riflette sul nostro corpo, che sintomi sviluppa?

  1. LIBERARSI

Non identifichiamoci con quella precisa emozione. E’ un qualcosa di transitorio, che ci sta attraversando, che non ci appartiene. Tu non sei quell’emozione: non rimanerne imbrigliato!

Come vivi le tue emozioni? Riesci a gestirle?

Fammi sapere nei commenti!

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ASSERTIVITÀ IN 7 PASSI

Cosa vuol dire essere assertivi?

Essere capaci di avere un atteggiamento positivo e costruttivo verso sé stessi e verso gli altri e di saper riconoscere, rispettare ed esprimere i propri bisogni nel rispetto di quelli altrui. 

Comportarsi in modo assertivo vuol dire quindi riuscire a bilanciare i propri bisogni con quelli dell’altro.

Ad esempio, in uno scambio comunicativo può capitare di essere d’accordo con il nostro interlocutore e va a finire che esprimiamo le stesse emozioni e gli stessi stati d’animo.

In questo caso la comunicazione avrà un esito sicuramente piacevole e positivo.

Quando, invece, non ci troviamo d’accordo con l’altro e abbiamo prospettive diverse nel leggere la realtà, ecco che lo scambio si evolve in un’interazione dove ci sentiamo “in obbligo” di cercare di convincere l’altro che la nostra posizione sia quella più “giusta”.

In questo caso diventa quindi fondamentale riconoscere i propri stati d’animo attraverso l’autoconsapevolezza e considerare i sentimenti dell’interlocutore, entrando in empatia con lui.

Soprattutto in questo caso il comportamento assertivo ci permette di far valere il nostro punto di vista senza prevaricare l’altro; ci dice di essere diretti, sinceri e rispettosi di noi stessi e degli altri. 

Vedremo che sapersi esprimere in modo chiaro, senza apparire prepotenti o remissivi, porterà molti vantaggi nella sfera privata e professionale, perché comunicare le proprie idee permette anche di accrescere la propria autostima.

Vediamo allora come diventare assertivi in 7 semplici passi:

1. Concentrarsi sul proprio valore

Bisogna sempre tenere a mente che i nostri bisogni e le nostre necessità hanno la stessa importanza di quelle degli altri: non dobbiamo mai forzatamente compiacere chi abbiamo di fronte, perché così finiremo per pentircene. È necessario credere in noi stessi e nelle nostre capacità: abbiamo tutte le risorse a disposizione per dire ciò che pensiamo e per affrontare qualsiasi cosa, anche le sfide più difficili. Tu vali tanto quanto l’altro, ricordalo sempre!

2. Dare importanza alle parole

Ogni qualvolta dobbiamo parlare o iniziare un discorso, cerchiamo sempre di chiarire mentalmente quello che vogliamo dire e soprattutto raggiungere con le nostre parole. 

Se siamo confusi il rischio è che chi ci ascolta non capirà proprio niente. 

Meglio usare frasi brevi e chiare, che arrivino dritte a chi ci sta ascoltando. 

Evitiamo di scusarci continuamente oppure di girare intorno ai concetti; meglio essere diretti e precisi, con un tono di voce calmo, deciso e alto abbastanza da permettere a tutti di ascoltarci senza difficoltà. Credi in ciò che dici, senza esitazione.

3. Curare il linguaggio “non verbale”

Quando parliamo con qualcuno cerchiamo sempre di guardarlo negli occhi, per trasmettergli maggiore fiducia, mantenendo sempre la giusta distanza 

No fiato sul collo, ma neanche andare dall’altra parte della stanza!

Spalle rilassate, un bel sorriso e inizia a parlare: evita gli atteggiamenti dittatoriali, no dita puntate o mani sul bacino. Atteggiamento sicuro e accogliente.


4. Essere aperti e in ascolto

Conoscere e voler in qualche modo imporre le tue idee, non significa non poter essere recettivo rispetto ai punti di vista altrui. 

Il modo migliore per relazionarsi con il prossimo consiste nel cercare una mediazione tra i nostri bisogni e quelli dell’altro. 

Cerchiamo sempre di esprimere le nostre idee senza remore, ascoltando con attenzione anche quelle di chi si trova di fronte a noi. 

È sempre costruttivo considerare un punto di vista diverso dal nostro!


5. Ribadire il proprio punto di vista

Se durante un discorso hai già espresso il tuo parere, non avere timore di farlo nuovamente: la chiave della persuasione è afferrare più e più volte le proprie idee. 

Questa strategia va seguita sempre mantenendo la calma, senza alzare la voce e continuando ad avere un atteggiamento di apertura verso l’altro. 

Imporsi con la forza non lascia mai nulla di positivo per la crescita della relazione.


6. Non bisogna fuggire e non bisogna aggredire

Durante un conflitto bisogna sempre trattare chi sta di fronte a noi con calma e decisione: una persona molto arrabbiata potrebbe risultare aggressiva e noi non dobbiamo mai farci trascinare dalle sue emozioni. 

Può essere di aiuto lasciarla sfogare, ascoltarla e poi spiegare le nostre ragioni, mantenendo sempre attivo il contatto visivo. 

In questo modo darai l’esempio per assumere, a sua volta, un atteggiamento assertivo.

7. Non essere bullo

Il rispetto verso sé stessi va coltivato parallelamente con il rispetto verso gli altri. 

Trattare le persone come subalterni o aggredirle verbalmente, potrebbe portarci dalla parte del torto e i sensi di colpa che si potrebbero creare ci porteranno ad uno stato emotivo difficile da gestire. E’ sempre controproducente imporsi con la forza!

Ricordiamoci inoltre che:

– lo sguardo gioca un ruolo fondamentale nella comunicazione assertiva: guarda chi hai di fronte negli occhi (non dominando la scena, basta farlo nei momenti cruciali del discorso).

– attenzione alla stretta di mano, dosando la forza nella stretta in base all’altro, mantenendo il contatto visivo, sorridendo.

– mantieni la giusta distanza e cerca di osservare i segnali che l’altro ti manda nel momento in cui ti avvicini. Se per l’interlocutore sarà “troppo” (come un’invasione di campo) avrà reazioni che ti faranno capire che forse facendo un passo indietro si sentirà più a suo agio.

E tu che comunicatore sei? Riesci ad essere sempre assertivo (anche con gli interlocutori più “molesti”)?  Fammi sapere sotto nei commenti!

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COSA C’E’ CHE NON VA? LASCIAR ANDARE IL GIUDIZIO!

Quando sei in modalità “fare”, nel tuo quotidiano, la mente giudica le cose buone o cattive, giuste o sbagliate, importanti o non importanti, urgenti o non urgenti, e così via.

In modalità “essere” tutti questi giudizi sono sospesi.

Ci sei tu, nel momento presente, che vivi la tua esperienza. Punto.

Spesso ci risulta difficile accettare ciò che ci passa per la testa.

Diamo un’occhiata a questo semplice esempio: immagina di provare del risentimento nei confronti di un amico che ha avuto un sacco di riconoscimenti professionali.

Il risentimento è un’emozione sgradevole da provare, non solo in quanto tale, ma anche perché non ti piace provarla. 

Sai che la forte invidia che senti non ti appartiene: il risultato è che non ti piaci in questa veste.

E’ probabile che questo schema emotivo negativo ti sia famigliare: è il circolo vizioso dello stare male perché si sta male.

Potresti averlo sperimentato anche con l’ansia: essere ansioso ti fa sentire che non puoi farcela, il che ti porta ad aumentare l’ansia. 

Allo stesso modo, sentirti depresso rischia di deprimerti ancora di più.

L’attitudine che coltivi attraverso la consapevolezza è l’accettazione: guardi e riconosci la tua invidia e il tuo risentimento, ma non ti rimproveri per il fatto di provarli.

Grazie alla mindfulness possiamo capire che il semplice “osservare” ti permette di riconoscere come e dove si manifestano invidia e risentimento.

L’approccio da avere è quello dell’osservazione: ascoltati per capire come l’emozione sta agendo sui tuoi pensieri e sul tuo corpo.

E’ puramente mentale o provi anche sensazioni fisiche?

Senti tensione muscolare? Se sì, dove?

Il tuo cuore batte più velocemente o ti senti accaldato/arrossato?

Oppure stai sperimentando l’invidia come un modo per sostenere, nella tua mente, un copione che pensi ti appartenga?

Osserva ora come le tue emozioni si ripercuotono sul tuo corpo e come questo reagisce.

Concentrarti sul corpo ti aiuta a non pensare all’emozione: non chiederti perché, ma COSA accade.

Cosa provo in questo momento?

Che rapporto ho con questo sentimento?

In questo processo di auto analisi non ci stiamo difendendo, ci stiamo prendendo cura di noi! 

Come?

Semplicemente rimanendo sull’esperienza presente ci stiamo regalando la nostra consapevole attenzione.

Va tutto bene.

Se guardiamo alle nostre emozioni con uno spirito di amichevole curiosità, sarà molto più facile sviluppare l’accettazione. Se pensi che possa aiutare, puoi dire “OK” a te stesso: un’estrema sintesi che sta per “Va bene se mi sento così”.

Un’altra idea può essere quella di coltivare una sorta di sorriso interiore: un’espressione di disteso calore, verso te stesso.

In questo modo sostituisci l’avversione che provi nei confronti di una sensazione spiacevole con una risposta più costruttiva, non più innescata dalla reazione a catena del disagio.

Il circolo vizioso del giudizio.

Le emozioni negative fanno parte della psiche umana e spesso si alimentano in un circolo vizioso di giudizi (vedi sotto)

 (immagine realizzata da me)

Accogliendo consapevolmente le emozioni, con gentilezza, possiamo spezzare il circolo vizioso dello star male perché si sta male.

Ci avevi mai pensato?

Come vivi le tue emozioni?

Fammi sapere nei commenti!

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CRITICARE IN MODO EFFICACE E COSTRUTTIVO

Uno degli aspetti fondamentali per comunicare efficacemente è quello di prestare attenzione a chi abbiamo di fronte, riconoscere che lui/lei, come noi, ha il diritto di provare delle emozioni, di dire ciò che pensa e di essere se stesso.

Il tutto può essere riassunto in due parole magiche: empatia e assertività.

Queste ci permetteranno di riuscire ad elevare la nostra relazione ad un livello superiore, basato sul “gioco alla pari”.


Ma, nel caso in cui sia necessario dissentire con il comportamento del nostro interlocutore, come possiamo rivolgergli una critica in modo efficace (mantenendo il livello della comunicazione su un piano costruttivo)?

In questo articolo vedremo in 5 punti come formulare critiche costruttive e apprenderemo 3 trucchi per imparare a gestire la nostra emotività nel caso in cui le critiche siano rivolte a noi. Questo ci aiuterà a gestire le relazioni private e nel mondo professionale, al meglio.

CRITICA COSTRUTTIVA O DISTRUTTIVA?

Una critica, per essere considerata COSTRUTTIVA, deve necessariamente essere ben formulata focalizzandoci su ciò che è statofatto, piuttosto che sull’interpretare un certo episodio come risultato di una mancanza/difetto dell’altra persona.

Questa tipologia di critica è sempre supportata da esempi specifici e ricca di buone intenzioni, per non demotivare l’altro, quanto più per aiutarlo a crescere e migliorare.

Chi fa la critica dovrebbe essere pronto, inoltre, ad accogliere idee differenti dalle proprie in merito a possibili soluzioni e azioni successive alla critica stessa, anche diverse da quelle pensate o proposte; se questo avviene vuol dire che la critica è stata emessa ed è arrivata nel modo corretto ed è servita come strumento nel processo di crescita personale dell’altro.

Una critica invece mal posta, innesca in chi la riceve una reazione di difesa e contrattacco. 

Una critica quindi DISTRUTTIVA porta con sé la mancanza di fiducia per un possibile miglioramento, perché facciamo credere all’altro che gli errori commessi dipendano da qualche difetto del suo essere, attaccandolo personalmente. 

Se poi lo facciamo in pubblico, davanti agli altri, danneggiamo anche la sua autostima. 

Con queste premesse spingiamo l’altra persona ad arrendersi e a non impegnarsi per cambiare. Da evitare!!

Quindi, come formulare critiche costruttive efficaci?


Di seguito alcuni consigli per esercitarsi nel criticare in modo costruttivo.

1. Portare esempi specifici

Individuare un esempio specifico o uno schema/un’azione ricorrente, che crea disagio. 

Non generalizzare, bensì distinguere ciò che la persona ha fatto bene da quello che potrebbe migliorare.

(TIP: si parte sempre proprio da ciò che è stato fatto bene, per poi passare a ciò che invece necessita di essere migliorato, perché così la persona è meglio disposta ad ascoltarci anche quando arriverà la “nota dolente”)

Il trucco è non essere vaghi, per paura di “colpire” nel segno. 

In realtà specificare COSA non va bene del comportamento/azione altrui è fondamentale per focalizzare l’attenzione esattamente su quello. 

In aggiunta, se riusciamo ad essere specifici anche nel fare il complimento, questo arriverà più “potente”. 

2. È preferibile fare riferimento ai comportamenti e non alle persone:

L’interlocutore non deve sentirsi attaccato; la critica deve essere percepita positivamente, come una occasione di crescita. 

È quindi fondamentale fare riferimento all’azione che reputiamo essere da migliorare, non al fatto che la persona ha eseguito erroneamente quella azione.

Ecco alcuni esempi:

“Non capisci nulla” > “Non hai capito ciò che intendevo dire/Forse non mi sono spiegato bene io…”

“Sei inaffidabile” > “Ho temuto di non potermi fidare di te perché…..”

“Sei disordinato” > “Perché non provi a riordinare le tue cose, così l’ufficio avrà un aspetto migliore?”

Provare per credere….

3. Fallo di persona

Per dire qualcosa di spiacevole ad una persona, è necessario farlo vis a vis e non tramite e-mail/Whatsapp. 

(Lo so che davanti ad uno schermo riusciremmo probabilmente ad essere maggiormente incisivi, ma NO! Non si fa… voi vorreste essere lasciati dal vostro fidanzato per messaggio? 

È la stessa cosa… provate a mettervi nei panni dell’altro.)

È vero che in questo modo si mitigano imbarazzo e agitazione, ma si è meno credibili agli occhi di chi riceve la segnalazione. Assumendoti le tue responsabilità, facendolo quindi di persona, la conversazione potrà subito essere sviscerata, lasciando la possibilità di chiedere e dare spiegazioni, assicurandoti che il messaggio non venga male interpretato.

4. Non importi mai

La critica serve per mostrare un diverso punto di vista, senza dare “ordini” su come sia giusto o sbagliato comportarsi o agire. 

La critica deve dare la possibilità di considerare prospettive differenti, non valutate, puntando su aspetti da migliorare/correggere. 

(Ricordiamoci che ognuno di noi è fatto “a modo suo”, quella che potrebbe essere una strada che potrei intraprendere IO non necessariamente sarà la stessa che prenderesti TU, o magari sì, ma la percorrerai in modo differente. )

Lasciamo che le persone, grazie ai nostri spunti, facciano proprio l’argomento e lo utilizzino a modo loro. Così sì che la persona intraprenderà la propria strada di crescita e sarà stimolata ad andare avanti.

5. Non dilungarti

Arriva subito al punto, ma ricordati di partire sempre enfatizzando i lati positivi. 

Poi, spiega in modo preciso e puntuale quali sono invece gli aspetti da migliorare. 

Non dire e ribadire lo stesso concetto troppe volte, passa un messaggio chiaro e assicurati che sia arrivato. Chiedi anche alla controparte cosa ne pensa, per stimolare il confronto.

Servirà anche a te per avere un diverso punto di vista della cosa, che nell’ottica del miglioramento continuo è sempre da considerare.

(Ricorda, in questi casi vale il concetto: “LESS IS MORE”)

COME GESTIRE UNA CRITICA e quindi reagire a chi ti critica?


E se la critica fosse fatta a te??

(Difficile essere dall’altra parte, vero?!)

Ecco alcuni spunti per capire come gestire la tua emotività quando ti senti criticato:

  1. Se la critica è rivolta al tuo comportamento, accoglila come occasione di crescita e non come un attacco personale. Se viene fatta sul lavoro o in riferimento a qualcosa di concreto vedila come un’opportunità di crescita e miglioramento 

(In più se proviene dal tuo referente, considera che potrebbe essere un’occasione per lavorarci su insieme e assorbire ancora un po’ di “sapere”)

  1. Non contrattaccare o difenderti a spada tratta,specie durante una discussione. 

Evita di spostare il focus su quanto fatto da altri, perché sposta il problema, non lo risolve. Fermati un attimo, respira, fai mente locale su quanto ti viene segnalato e se non te la senti di rispondere subito perché ti senti emozionalmente instabile, ringrazia per la segnalazione e chiedi qualche minuto per ragionarci su. 

A mente fredda riuscirai a trovare un modo per elaborare quanto ti è stato detto e troverai un modo per rispondere/reagire. 

Ricorda che le risposte di impulso, nel 99% dei casi, non sono mai quelle più giuste da dare!

  1. Se la situazione si accende eccessivamentechiedi una pausa, prenditi un attimo per “digerire” quanto sta accadendo, così da non passare subito al contrattacco, magari dicendo cose di cui potresti poi pentirti.

È meglio pensarci a “freddo” e ritornare poi alla persona che ci ha fatto l’osservazione chiedendo chiarimenti, per approfondire quanto precedentemente segnalato.

Sarà un modo per innescare una discussione proficua e costruttiva.

Questo è un argomento a cui sono molto legata perché in effetti il “non dire mai” ciò che pensiamo oppure il “dire sempre ciò che pensiamo” (perché essere diretti è il mio modus operandi preferito), potrebbe fare più danni che altro…

Come sempre, non è tanto il COSA andremo a dire, ma più il COME passiamo il messaggio, che nell’ambito fella critica è davvero fondamentale per non incrinare le relazioni.

Ti è stato utile? Spero di sì…

Hai domande? Contattami, sarà un piacere confrontarci!

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VIVERE NEL PRESENTE

Fare un passo indietro nella nostra mente per passare dalla modalità del fare alla modalità dell’essere è un’abilità centrale nella pratica della mindfulness. Se prestiamo attenzione a sensazioni, pensieri e sentimenti, le energie negative nella nostra mente perderanno gran parte del loro potere.

La modalità del “fare” è quella dell’efficienza.

Ci viene chiesto giornalmente di essere efficaci ed efficienti, veloci, performanti e lo spazio che dedichiamo al correre avanti e indietro per portare a termine scadenze, urgenze, problemi (degli altri) è tanto, a volte troppo e porta inevitabilmente a risvolti negativi al nostro “essere”.

Quando entriamo in questa modalità, mettiamo il pilota automatico (spesso ci preoccupiamo per il futuro e siamo in ansia per il passato) e non ci lasciamo davvero toccare da ciò che proviamo o potremmo provare, non c’è tempo!!

In confronto, in effetti, la modalità dell’essere può sembrare piuttosto noiosa e poco attraente: dopo tutto, che senso ha starsene seduti lì, con la mente calma, nel silenzio… a meno che tu non sia un monaco buddista o un mistico, lo consideri tempo perso!

Ecco, la modalità dell’essere non appartiene solo a chi è più incline alla spiritualità: quella consapevolezza di base, non giudicante, che arriva in primo piano quando si entra consapevolmente in questa modalità è sempre a nostra disposizione. 

Può regalarci nutrimento e calma nella nostra frenetica vita del fare.

Si potrebbe vedere quasi come un “coffee break”, ma invece del caffè, è tempo che ci doniamo per ricarica le energie e ritrovare il nostro equilibrio.

Potremmo chiamarlo “balance break”.

Abbinando la modalità dell’essere mantenendo attenzione alle sensazioni, ai pensieri o ai sentimenti aiuta ad essere effettivamente più efficaci quando entriamo nella modalità del fare.

E’ importante riuscire a stare (nel momento presente) per qualche secondo, ascoltarsi e anche se si viene invasi da una moltitudine di pensieri e di “dovrei”, provare a lasciar scorrere tutto, rimanendo concentrati sul qui e ora, non lasciando spazio per passato o futuro, per l’ansia o per qualsiasi altra emozione negativa.

Non combattiamo i pensieri che si intrufolano nella nostra mente, in quel momento lasciamolo scivolare via, nello stesso modo in cui vi è entrato. Non si combatte il pensiero, perché altrimenti si ricade nella modalità del fare : pensare ”devo scacciarlo”… non funziona!

Cosa devo fare se la mia mente viene improvvisamente distratta da un’emozione o da un pensiero?

Semplicemente osservarlo: senza giudicarlo/giudicarti e senza interagire con esso.

Quali sono le modalità del fare?

  1. Giudizio: chiederti se hai detto o fatto la cosa giusta
  2. Autocritica : Pensare che dovresti essere più tollerante/intraprendente/produttivo…
  3. Farsi travolgere dalle emozioni : Arrabbiarti con il collega e chiedersi come abbia potuto essere così scortese
  4. Ripensare continuamente : Tornare con la mente al passato, che sia con ansia, rammarico o qualsiasi altra emozione
  5. Elucubrare : Chiedersi se ad una festa ci sarà da mangiare o se l’assicurazione ti coprirà se dovessi rompere gli occhiali o se domani pioverà…
  6. Reagire : reagire d’istinto invece che fermarsi un attimo a pensare alla migliore soluzione da prendere

L’autocritica e il perenne vagliare ogni tua decisione, sono sinonimi di una mente incastrata nella modalità del fare.

I segnali della modalità dell’essere:

  1. Reattività : non reagire a nessuna distrazione interna o esterna, limitandoti ad osservarla e lasciarla andare
  2. Attenzione : focalizzarsi sul momento presente e, se ci si distrae, riportare l’attenzione sull’oggetto della concentrazione (un’emozione, un oggetto, uno stato d’animo, una risposta…)
  3. Non giudizio: non pensare a ciò che succede o è successo, lascia andare i “dovrei” e fai spazio ai “sarebbe dovuto succedere…”
  4. Accettazione : non criticarsi e non sentirsi delusi da se stessi, ripensando ad un errore commesso. Tutti sbagliamo, non c’è nulla di irreparabile.
  5. Non cedere alla passività : il non prendere decisioni, non pianificare, non risolvere i problemi appartiene alla modalità del fare
  6. Non farsi travolgere dalle emozioni : sganciarsi dalla storia che sta dietro ad ogni emozione e concedersi di viverla per quella che è.

Che dite?! Siamo pronti per provare a lasciar andare un’abitudine tra le modalità del fare e così far entrare nella nostra quotidianità una nuova pratica appartenente alla modalità dell’essere?

Su quale nuova azione dell’essere vorreste provare a lavorare?

Fatemi sapere nei commenti e se volete, confrontiamoci!

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COMUNICARE CON GLI ALTRI

Il dialogo ideale dovrebbe muoversi in un equilibrio di reciproco dare e avere. 

Talvolta la nostra mente errante fa affiorare un ricordo o un’associazione di idee, che di fatto stimolano la conversazione. Ma se la mente vaga troppo, il rischio è di confondersi.

Una buona conversazione a due (come se fosse una partita di tennis) è un’alternanza tra le parti.

Gli attori del dialogo passano dall’ascoltare al parlare, in un flusso ininterrotto di confronto reciproco.

L’ansia di uno dei due o di entrambi potrebbe anche interrompere il flusso, spingendo uno dei due a spostare l’attenzione verso i propri pensieri, togliendo quindi attenzione all’altro.

Spesso sentiamo dire che saper conversare è un’abilità.

Tuttavia, pensare ad una conversazione come ad un esercizio di abilità, significa sottovalutare uno dei beni più preziosi che abbiamo: la relazione con l’altro.

In una conversazione davvero attiva diamo e riceviamo, siamo “insieme” nel momento presente (tanto che CON di “con-versazione” in latino significa INSIEME).

Se ci allontaniamo, permettendo alla nostra mente di vagare, non siamo quindi davvero nel QUI&ORA: non stiamo conversando, ma solo parlando.

Capita spesso di scegliere stili comunicativi diversi, a seconda delle situazioni in cui ci troviamo; è nelle conversazioni più misurate che abbiamo più probabilità di incontrare delle difficoltà, poiché sono quelle in cui affrontiamo questioni più significative.

Parlare con estranei, con semplici conoscenti, con persone autorevoli, con alcuni colleghi, può essere fonte di grande ansia, portando a sentirsi inferiori, svantaggiati, temendo il giudizio di chi reputiamo essere più competente o ci porta a non avere il coraggio di dire cosa davvero pensiamo, perché siamo fuori dalla nostra comfort zone.

All’estremo opposto, nelle conversazioni con amici più stretti, con famigliari o con il partner, possono riaffacciarsi in un baleno vecchi meccanismi di risentimento o senso di colpa e mandare in fumo ogni progresso comunicativo.

Quindi, che fare?

Nelle conversazioni più difficili, prenditi il tempo di cui hai bisogno per stabilire cosa vuoi trasmettere e dire. E’ importante che fra te e il tuo interlocutore si crei un’apertura, attraverso cui far passare vissuti e sensazioni. E’ necessario essere quanto più sinceri in merito alle emozioni che si stanno provando. Se sei empatico il tuo intento di comprendere il punto di vista dell’altro verrà percepito e ricambiato.

Ecco i passi per una conversazione di QUALITA’:

  1. Una buona conversazione è quella in cui si è presenti con consapevolezza, presentando la giusta attenzione all’altro.
  2. Mentre ascolti l’altro non pensare a ciò che dirai dopo: ascolta, osserva e assorbi quanto l’altro ti sta donando.
  3. Non esprimere giudizi : concentrati su ciò che viene detto e ignora ciò che non fa parte del dialogo. Leggi il linguaggio del corpo, ma non soffermarti sulla superficie.
  4. Non parlare sopra : se lo ritieni indispensabile chiedi il permesso di interrompere il discorso.
  5. Godi di questa occasione di arricchimento: una buona comunicazione è naturale e salutare. Assapora l’incontro e godi della scoperta.

Ti ci ritrovi? Pensi di essere una persona attenta alla qualità delle proprie conversazioni? O hai trovato utili questi consigli?

Fammi sapere nei commenti!