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PENSIERI ED EMOZIONI

I nostri pensieri possono influenzare le nostre emozioni. 

Viceversa, le emozioni possono influenzare i nostri pensieri.  Il nostro umore per natura è variabile. 

Alcuni schemi di pensiero però possono trasformare un momento di calo del nostro benessere emotivo in qualcosa di più duraturo come ansia, tristezza e stress.

Oggi gli studi hanno determinato che non sono in sé le emozioni negative a fare “il danno”, ma il modo in cui reagiamo ad esse. Lo sforzo che compiamo per cercare di liberarci dagli stati negativi, la ricerca a tutti i costi di una causa o di una soluzione, rischia di peggiorare le cose.

L’effetto che si ottiene è quello delle sabbie mobili: più si lotta per uscire e più si affonda.

Questo accade perché la nostra mente è strettamente connessa alla memoria.

Davanti a uno stato emotivo negativo che insorge, inneschiamo un processo per cui, se ci sentiamo tristi, iniziamo a disseppellire dal passato ricordi che rispecchino il nostro stato emotivo del momento, per cui la tristezza si autoalimenta.

Questa attività mentale, infatti, fa sì che, al malessere del momento, si sommino i dolori del passato e i timori per il futuro.

Come se non bastasse, questo genera in noi una serie di sensi di colpa, perché sprofondiamo ulteriormente nella tristezza, anziché riuscire ad uscirne. 

Di conseguenza, iniziamo a generare pensieri autocritici e a giudicarci negativamente: “E’ colpa nostra. Non siamo abbastanza forti. Non ci stiamo impegnando abbastanza. Dovremmo fare di più. Non ce la faremo mai…”

In questo ciclo distruttivo di recriminazioni e di autocritica, finiamo per incolparci sempre di più di non riuscire a essere chi vorremmo essere, di non corrispondere al nostro ideale di persona.

Tutto questo processo accade in un tempo brevissimo, senza che ne siamo consapevoli.

È così che il nostro modo di reagire può trasformare emozioni temporanee e non problematiche in emozioni persistenti e problematiche.

Infatti, ogni sforzo che facciamo per liberarci delle emozioni e dei sentimenti sgradevoli, cercando di risolvere il problema, non fa che ritorcersi contro di noi.

Il perché è da ricercare in uno strumento potentissimo della mente: il pensiero razionale critico (Metodo Mindfulness, di Penman – Williams).

La mente analizza la distanza che c’è tra il suo stato nel presente (per esempio la tristezza) e come invece vorrebbe essere (felice). Lo fa continuando ad applicare la modalità del fare: suddividendo il problema in tanti piccoli pezzi, cercando di risolvere ognuno di questi e, successivamente, tornando a guardare il problema nel suo complesso per vedere se si è ridotta la distanza tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, e se ci siamo quindi avvicinati all’obiettivo.

Se questo funziona bene nelle questioni pratiche, applicato alla sfera emozionale, può peggiorare notevolmente la situazione.

Ciò accade perché la nostra attenzione si concentra sulla distanza tra come siamo e come vorremmo essere, suscitando in noi domande pericolose, come “cosa c’è che non va in me?”, “perché sbaglio sempre?”, “perché faccio sempre gli stessi errori?”.

Queste domande avviano un ciclo distruttivo di recriminazioni, di autocritica e di sensi di colpa, che minano la nostra autostima e la fiducia in noi stessi.

Le ricerche dimostrano che rimuginare è il problema e non la soluzione.

Partendo quindi dal presupposto che non è possibile impedire che si inneschino:

  • Emozioni e ricordi infelici
  • Pensieri autocritici
  • Pensieri negativi

L’unico modo che abbiamo per intervenire è quello di fermare ciò che accade dopo l’insorgere di uno stato emotivo negativo, quindi evitare che si crei il circolo vizioso che si autoalimenta e che innesca un vortice di ulteriori pensieri negativi e ipercritici.

Questo è possibile farlo solo attraverso la consapevolezza.

Essere consapevoli che stiamo pensando quando stiamo pensando, ci consente di osservare i nostri pensieri a distanza, senza identificarci, senza seguirli. Lo stesso vale per le sensazioni e le emozioni.

Essere consapevoli significa fare un passo di lato, che ci permette di uscire dal chiacchiericcio negativo continuo della mente e dalle emozioni che si innescano come reazione e così lasciar scorrere i pensieri e le emozioni, senza lasciarci sopraffare da esse.

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COME MOLTIPLICARE IL TALENTO DEL TUO TEAM?

Essere un buon leader è complicato, ma con la giusta guida si può riuscire a permettere ai membri del tuo team di sviluppare il loro talento e così dare il 100% al gruppo, senza rinunciare ad essere se stessi e puntando sulle proprie capacità e peculiarità.

Il primo punto forte di un buon leader è l’ascolto. 

Siate ascoltatori empatici ed attenti, questo serve per instaurare il giusto legame con i vostri collaboratori e per capirne motivazioni e punti di forza. 

E poi siate buoni osservatori, nella quotidianità: questo vi serve per contestualizzare le persone, attraverso i loro comportamenti e le attitudini.

Solo così saprete come poterli stimolare e quindi come ottenere il meglio dai singoli e dal team!


Vediamo insieme 5 passi per moltiplicare il talento del tuo team:

1. DELEGARE

Finché non inizi a delegare le attività ai tuoi collaboratori penseranno di non poter “fare a meno di te”. 

In realtà, la vera ricchezza del team, è avere persone che lavorano sotto la tua guida (quasi “come se” fossi tu a farlo con loro), ma che attraverso la loro esperienza e prospettiva si muovono in autonomia e portano a casa un bel risultato.

Grande cruccio dei responsabili che vogliono avere tutto sotto controllo… bisogna imparare a fidarsi del proprio team, perché si potrebbero aprire percorsi ancora inesplorati, migliori delle strade già tracciate nella nostra mente!


2. FAI BRILLARE I SINGOLI ELEMENTI

Per far sì che ogni membro del team sia centrato e propositivo al 100% è importante che ognuno di loro si senta valorizzato e libero di esprimersi per quello che è.

È fondamentale che ognuno possa fare una parte del lavoro che più gli è congeniale, non per forza tutti devono fare esattamente tutto, nello stesso modo. Non funziona, non sono macchine. 

Se hai a disposizione una persona più creativa e una più pratica lascia che possano esprimere questo loro lato nella quotidianità e sicuramente daranno molto più di quello che credi, se lo riconoscono nelle proprie corde.


3. STIMOLARE

Un buon responsabile, un leader, stimola i propri collaboratori cercando di far emergere le caratteristiche del singolo, per far sì che queste si possano amalgamare nel gruppo ed ottenere così un team allineato e coeso. La stimolazione con nuovi progetti, interessi, attività è fondamentale anche per mantenere vivo il quotidiano, soprattutto nel caso di lavori ripetitivi e noiosi. 

4. RICONOSCINE IL TALENTO

I rimandi positivi sono fondamentali!!!! 

Se qualcuno ha fatto bene il proprio lavoro, sapete che è bello dirglielo?! 

Non è scontato, solo perché ha raggiunto l’obiettivo e quello doveva fare….

Ci ha messo del suo?! Lo ha fatto bene?! Ha aggiunto carattere e competenza e questo ha fatto sì che il lavoro fosse ottimo e il risultato ottenuto?! Diteglielo!! 

È importantissimo riconoscere i talenti dei propri collaboratori, lo stimolo diventerà poi quello della continua ricerca a fare sempre meglio… proprio perché gli viene riconosciuto!

Poi se volete parliamo delle “pacche sulla spalla” o magari di bonus e incentivi…perchè SI’, anche quelli sono ottimi “stimoli” , non tanto per dare un valore “numerico” al lavoro che svolgiamo, ma per riconoscere effettivamente l’ impegno che viene messo!

5. RESPONSABILIZZARE

Nulla come dare responsabilità, rende la persona più attenta e focalizzata sull’attività da svolgere. Attenzione: responsabilità non vuol dire “Se sbagli, sono tutti cavoli tuoi!”

Responsabilizzare vuol dire “rendere la persona consapevole dell’importanza della propria funzione” e quindi del lavoro o attività che sta svolgendo.

Qui si chiude il cerchio, partito parlando di delega. 

Nel momento in cui delego, responsabilizzo e stimolo la persona a metterci del suo e a fare il proprio lavoro al meglio. Un team di persone responsabili, centrate, unite, competenti e focalizzate sull’ obiettivo è di certo un team vincente!!

E voi? Siete leader che delegano, o con la mania del controllo?

Scrivetemi nei commenti qui e confrontiamoci in merito!

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COSTRUIRE LA GIUSTA CONSAPEVOLEZZA IN RAGAZZI E BAMBINI

“Consapevolezza significa prestare attenzione in un modo particolare, di proposito, nel momento presente e senza giudicare”

J. Kabat-Zinn

I bambini hanno una predisposizione naturale alla consapevolezza, che però diminuisce crescendo. Per mantenerla nel tempo è importante continuare a coltivarla durante la crescita.

La consapevolezza, in bambini e ragazzi:

  • Può essere favorita o ostacolata a seconda dell’ambiente in cui crescono e degli adulti con cui si confrontano;
  • Può essere insegnata in modo semplice, sin dall’inizio del percorso scolastico.

Infanzia e adolescenza sono fasi importanti per lo sviluppo degli adulti del domani e, secondo diversi studi sulla consapevolezza, si sono dimostrati una serie di benefici sociali, cognitivi ed emotivi per gli studenti di scuole elementari e medie.

Coltivare la consapevolezza lungo il percorso educativo:

  • Promuove la creatività
  • Sviluppa la concentrazione
  • Migliora le prestazioni scolastiche
  • Migliora le prestazioni sportive
  • Sviluppa l’intelligenza emotiva
  • Sviluppa la salute e il benessere mentale

Come educare alla consapevolezza?

L’educazione alla consapevolezza è esattamente ciò che sembra: l’inclusione mirata dei principi della mindfulness nell’educazione.

 Gli obiettivi di questo tipo di educazione dovrebbero essere quelli di riuscire ad acquisire:

  • Consapevolezza di sé
  • Empatia
  • Comunicazione consapevole
  • Tecniche per calmare e focalizzare la mente

Il cambiamento dei metodi e dei giochi infantili rispetto al passato, che consistono in sempre più tempo trascorso davanti ad uno schermo, il bombardamento mediatico che ne consegue e un’interazione coi dispositivi tecnologici sempre più precoce, non favorisce uno sviluppo ottimale di una parte del cervello, lo dicono diversi studi (ve ne cito un paio se volete andare a curiosare: Zimmerdan&Christakis  oppure  Landhuis del 2007).

I bambini hanno bisogno di interazioni con l’ambiente circostante per creare le connessioni di cui necessita il loro cervello per svilupparsi.

Attività all’aperto, manipolazioni, interazioni con coetanei e animali stimolano il cervello a creare le connessioni di cui necessiteranno per tutta la vita. Al contrario, l’interazione con uno schermo propone esperienze virtuali che non possono essere equiparate a quelle reali.

Non solo non stimolano ugualmente i sensi, ma questi ultimi vengono privati di connessione sensoriale, rendendo così ancora più difficile mantenere l’attenzione su qualcosa.

Attualmente stiamo costruendo un mondo che coltiva la disattenzione in ragazzini e bambini e che fomenta il multi tasking: è necessario fare più cose contemporaneamente, passando da una cosa all’altra, senza avere il tempo di respirare tra un click e l’altro. 

Sembrerà eccessivo come esempio, in effetti è portato al limite, ma mi serve per stimolare in voi una riflessione: quanto tempo lasciamo ai nostri figli per annoiarsi?

Vorrei che rispondeste con sincerità a questa domanda sotto nei commenti, perché mi piacerebbe innescare un interessante scambio, se vi va!

Un altro problema oggi è l’insorgenza di stress e ansia già nei bambini con pochi anni di età, i quali spesso assorbono inconsciamente ansia e abitudini nocive dagli adulti che li circondano e, crescendo, vanno ad influire sulla loro capacità di immagazzinare ed elaborare le informazioni e sulle loro prestazioni.

In aggiunta saranno bambini che non saranno in grado di riconoscere le emozioni che nascono in loro e non riuscendo a dargli un nome e a capire perché queste emozioni fanno parte del loro “bagaglio”, difficilmente avranno la possibilità di riuscire a gestirle una volta divenuti adulti.

Aiutare i bambini e i ragazzi a raggiungere la giusta consapevolezza delle proprie emozioni li renderà in grado di riconoscere le stesse emozioni negli adulti con i quali si troveranno a interagire nella vita privata e professionale, da adulti; questo li renderà maggiormente empatici e propensi ad avere comunicazioni efficaci e di qualità.

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LE CONVERSAZIONI SUL WWW: PERCHE’ SONO DIVERSE?

“Internet sta diventando la piazza principale del villaggio globale che ci sarà domani”

Bill Gates

Viviamo in un’era digitale in cui internet è usato per la conoscenza, la comunicazione e l’interazione sociale. Internet è sicuramente uno degli sviluppi tecnologici più importanti del ventunesimo secolo, con 4.66 miliardi di utenti in tutto il mondo.

Oggi le tecnologie di comunicazione online permettono alle persone che si trovano ai lati opposti del globo di comunicare in modo veloce e non curanti della distanza che li separa.

Il WORLD WIDE WEB (www) ha quindi eliminato le distanze, rendendo il mondo un posto più piccolo, e dando forza alla comunicazione che è diventata una necessità fondamentale nella vita di tutti.

Prima della comparsa dei media si comunicava in soli due modi: comunicazione verbale e non verbale.

Oggi si aggiunge un nuovo ramo, quello on-line.

Si suppone che gli esseri umani siano per natura sociali e passionali: c’è la necessità di socializzare e comunicare tanto quanto quella di bere e mangiare.

Bisogna però considerare che ci sono delle sostanziali differenze tra la comunicazione online e le conversazioni a tu per tu. 

Ad esempio, nella comunicazione in presenza puoi sentire e percepire la presenza dell’altro, mentre on line non è possibile farlo e questa seconda metodologia sta prendendo sempre più piede.

Nonostante l’efficienza maggiore della comunicazione online, ci sono caratteristiche presenti e osservabili solo nella conversazione di persona: sentimenti ed ideologie possono essere trasmesse più facilmente con il contatto visivo diretto, a tu per tu.

In ogni caso, attraverso la comunicazione via internet, l’informazione arriva più velocemente, il che fa risparmiare tempo e denaro, inoltre non è più presente un forte divario tra i confini sociali, culturali e linguistici e ciò consente alle persone di conversare più facilmente.

È necessario perseverare ed imparare a trovare un buon equilibrio tra queste due possibilità: il mondo virtuale e quello reale.

Tutto questo può sembrare banale, ma non dobbiamo dimenticare che siamo animali sociali e viviamo per i nostri sentimenti e per costruire relazioni vive. 

Una vita senza emozioni è una vita in bianco e nero e noi vogliamo invece vivere una vita a colori!

Pertanto, è necessario imparare a riconoscere e gestire le nostre emozioni, per poterle mettere in campo, nel momento in cui ci relazioniamo con un’altra persona, perché solo così facendo potremo tessere relazioni umane reali, vive e durature.

Il consiglio è quello di non abusare della tecnologia, ma di sfruttarla per i vantaggi che ci può portare.

L’era Covid-19 ha cambiato tutto.

Nel bene o nel male le nostre vite affonderanno sempre di più le radici su internet, rischiando di portare tutte le nostre interazioni sociali sul web 3.0 (si pensi al Metaverso).

Il mio consiglio è il seguente: cercate il giusto compromesso tra i due canali comunicativi, ma avendo sempre un occhio di riguardo verso le conversazioni dal vivo. 

Quelle in cui potete percepire la comunicazione verbale, para verbale e non verbale, quelle in cui ci si può stringere la mano e bere insieme un caffè!

Vi aspettiamo in direct per sapere qual è la vostra visione: preferite la comunicazione on line o quella vis a vis? Fateci sapere sotto nei commenti!!

Se invece volete migliorare il vostro aspetto comunicativo personale o online scriveteci, e studieremo insieme un percorso formativo apposta per le vostre necessità. 

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ELEVA IL TUO POTENZIALE COMUNICATIVO CON L’ASSERTIVITÀ

La comunicazione assertiva, come abbiamo già detto diverse volte, è un’abilità chiave per ottenere relazioni interpersonali sane e gratificanti. 

Si tratta di un modo di esprimere le proprie opinioni e sentimenti in modo diretto e rispettoso, senza violare i diritti altrui o creare conflitti.

Il concetto di comunicazione assertiva nasce negli anni ’60, quando i terapeuti stavano cercando un modo per aiutare i pazienti a sviluppare una maggiore consapevolezza e controllo dei propri comportamenti e delle proprie emozioni.

In questo contesto, la comunicazione assertiva è stata vista come un modo per le persone, di difendere i propri diritti ed interessi, senza arrecare danno ad altri.

Per essere praticata in maniera efficace richiede quindi una buona dose di autoconsapevolezza, empatia e rispetto reciproco.

Ci sono diversi modi per esercitare la comunicazione assertiva e diventare più sicuri e abili nell’espressione dei propri pensieri e sentimenti.

Di seguito vediamo insieme alcuni esempi di tecniche e strategie che possono aiutarti ad esercitarla:

  1. Usare l’ “IO” invece del “TU” 

Il messaggio “IO” ti permette di esprimere una opinione o un sentimento in modo diretto, senza passare il messaggio che forse è l’altro a sbagliare qualcosa.

ES. Messaggio base: “Tu non mi rispetti!”

Messaggio IO : “Io mi sento poco rispettato quando…… ”

2. Prenditi il tempo necessario 

Non sentirti in dovere di rispondere immediatamente a una richiesta o a una domanda, piuttosto prenditi il tempo necessario per riflettere e poi rispondi in modo calmo e sicuro.

3. Esprimi il TUO desiderio

Esprimi chiaramente ciò che desideri in una determinata situazione.

ES. Messaggio base: “Non mi piace…”

Messaggio assertivo: Preferirei che…”

4. Non giudicare/criticare

Quando parli cerca di non usare un tono giudicante ed evita di criticare l’altra persona per qualcosa che ha fatto o detto, piuttosto concentrati sui tuoi pensieri e trasmettili con il messaggio “io”

5. Sii chiaro e diretto

Non evitare un problema o cercare di evitarlo perché prolungheresti solo l’agonia; dì con chiarezza come ti senti e sii sincero e diretto

6. Ascolta attivamente

Ascolta con attenzione ciò che ti viene detto e cerca di comprendere il punto di vista altrui, facendo domande per chiarire i dubbi e assicurarti di aver compreso bene ciò che l’altro ha detto.

7. Sii rispettoso

Usa un tono di voce rispettoso e non essere aggressivo; cerca di non usare parole offensive o provocatorie e rispetta sempre i diritti e i sentimenti dell’altro.

La comunicazione assertiva è uno strumento potente per migliorare la propria autostima, relazionarsi in modo più efficace con gli altri e perseguire la propria realizzazione personale e la felicità.

Infatti, quando si comunica in modo assertivo, si riesce ad esprimere i propri pensieri, sentimenti e bisogni in modo chiaro, diretto e rispettoso, senza essere aggressivi o passivi.

In questo modo, si evitano conflitti e fraintendimenti e si creano relazioni sane e appaganti.

Inoltre, l’assertività aiuta a definire e a raggiungere i propri obbiettivi, a prendere decisioni consapevoli e a sentirsi più sicuri di sé stessi. Tale capacità di comunicare è una delle abilità più ricercate nel mondo del lavoro, poiché permette di gestire meglio le relazioni interpersonali e di raggiungere risultati più positivi e soddisfacenti.

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LE 10 REGOLE DELL’ASCOLTO CONSAPEVOLE

Quotidianamente mettiamo in atto schemi di comportamento automatici, soprattutto quando ci mettiamo in rapporto con gli altri. Molti di questi comportamenti abituali provengono dal nostro passato e dalle prime esperienze interpersonali vissute, soprattutto in famiglia.

Se questi schemi acquisiti derivano da rapporti disfunzionali, daranno l’origine a rapporti altrettanto disfunzionali anche nel presente.

Applicare la mindfulness alle relazioni interpersonali vuol dire basarsi sulla capacità di esercitare la presenza mentale nel “qui e ora”, priva di giudizio, riconoscendo i vecchi schemi mentali di comportamento abituale, comprendendo il nostro passato e accettando le esperienze vissute.

Questa consapevolezza ci permette di uscire dalla nostra visione (filtrata), di riconoscere questi schemi e di decidere di non attuarli, spezzando il circolo vizioso, cercando di essere quanto più empatici e pazienti possibile, verso noi stessi e verso gli altri.

Diventare ascoltatori consapevoli significa essere presenti nel momento in cui entriamo in relazione con l’altro, restando concentrati sull’interlocutore, senza farci distrarre dai nostri pensieri (e filtri) o da elementi esterni, mostrando attenzione e comprensione.


Ecco le 10 regole per un ascolto consapevole:

1. Concentrazione. 

Non essere distratti da ciò che accade intorno a noi. 

Fattori come rumori forti o distrazioni possono influenzare la nostra capacità di ascolto. 

2. Evitare di interrompere. 

Lasciare che l’interlocutore finisca di parlare prima di fare un commento o una domanda.

3. Non finire le frasi dell’interlocutore, nella speranza di trasmettergli l’impressione di averlo compreso. Questo non funziona. La lettura del pensiero si rivela spesso sbagliata perché dà l’impressione che abbiate già ascoltato decine di volte quello che vi sta dicendo. È necessario cercare di ascoltare il vostro interlocutore come se non aveste la minima idea di ciò che sta per dire.

4. Mantenere il contatto oculare con l’interlocutore. 

Questo trasmette attenzione e concentrazione sull’altro.

5. Inserite segnali di assenso, come cenni del capo o una postura proiettata verso il nostro interlocutore; questo consente di entrare in maggiore sintonia.

6. Prestare attenzione ai segnali non verbali di chi ci parla: tono di voce, espressione del viso, il linguaggio del corpo, ecc. Questi segnali possono fornire utili indizi su ciò che il nostro interlocutore prova, sui suoi pensieri e sulle sue emozioni.


7. Usare espressioni di condivisione: 

“ciò che condivido è….”; 

“ritengo anch’io importante…” 

“anche a me è capitato di…”, ecc.

8. Usare la parafrasi. 

Ripetete in altre parole ciò che avete compreso, i concetti chiave della comunicazione del vostro interlocutore. Questo può contribuire a eliminare eventuali incomprensioni e ad evitare errori futuri.

9. Approfondire la vostra conoscenza attraverso l’uso di domande aperte. 

Fare domande mirate se abbiamo bisogno di chiarire ciò che l’altra persona ha espresso è molto importante perché può contribuire ad eliminare eventuali incomprensioni.

10. Rispondere anziché reagire. 

Pensare prima di parlare o esprimere pareri impulsivamente.


Se vogliamo migliorare la nostra comunicazione e quindi diventare ascoltatori consapevoli è necessario sperimentare e avere voglia di mettersi in gioco, provando anche solo inizialmente una parte delle 10 regole, quelle che vediamo essere a noi più affini. 

È già un buon punto di partenza…


E tu, ti senti pronto? Fammi sapere sotto nei commenti cosa ne pensi!

Se invece vuoi migliorare il tuo stile comunicativo vieni a curiosare tra i nostri corsi online, oppure contattaci per realizzare corsi dedicati alle tue necessità!

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C’E’ CRISI! COME AFFRONTARE TEMPI DIFFICILI…

Se volessimo parafrasare il buon Guzzanti (e il suo amatissimo Quelo) : “C’è grossa crisi. Qua non sappiamo più quando stiamo andando sulla terra, ti chiedi “come mai? Come dove nel mondo? Dove chi? Perché quando?”

Nessuno ha una vita priva di problemi, ma in generale noi umani siamo resilienti e ci adattiamo bene alle nuove situazioni.

La mindfulness ci propone un’altra possibile strategia: in vece di combattere il dolore, accogliamolo, diamo a noi stessi l’opportunità di affrontarlo e andare avanti.

Se lasciata a sé stessa, la mente, tende a sfuggire alle difficoltà e ad inseguire bisogni e desideri, ma alcuni problemi possono essere così grandi da opprimerci e seguirci, come fossero un’ombra. Nel lungo termine, scegliere di affrontare le difficoltà, invece di evitarle, è una gentilezza che facciamo a noi stessi. Annientarsi nella propria infelicità, negandola, significa combattere contro la realtà e tutte le lotte interiori sono stancanti e infruttuose.

Il modo migliore per sfuggire a una trappola è capirne il funzionamento e poi smontarla pezzo per pezzo: non si può rimanere intrappolati in un meccanismo che è stato fatto a pezzi.

Quando stai vivendo un momento difficile, le tue difficoltà operano su due livelli:

  • La realtà che si deve affrontare è che c’è un problema e non si può cambiare;
  • La sofferenza della mente spesso inizia con un giudizio “Questo non avrebbe dovuto accadere”, che a sua volta scatena un’emozione primaria: la rabbia (e poi paura, frustrazione, disperazione…)

L’emozione non può essere controllata, ma il suo invito alla sofferenza può essere contrastato attraverso un atteggiamento consapevole.

Qualche dolore nella vita è inevitabile, ma la sofferenza è una scelta, basata sul rifiuto di quel dolore e sull’accettazione dell’afflizione che ne consegue.

La resistenza porta dolore fisico e mentale, agendo sul rilassamento della tensione, in qualche modo mettiamo in movimento anche la mente, allentando la sofferenza. Invece di prendere le distanze dal dolore, andiamogli incontro con compassione e dolcezza, lasciando andare il pensiero di quanto ti rende infelice.

E’ necessario ricordarci che ciò che minaccia il ns benessere è ciò che ci immaginiamo sia avvenuto o  avverrà, piuttosto che sensazioni basate su fatti reali. Stare nel momento presente ci aiuta ad affrontare l’ansia “da prestazione” che si genera in noi, di fronte a situazioni problematiche e ci permette di vedere le cose per come sono, facendo perdere potere al pensiero, focalizzandoci sulle azioni.

Come scomporre il dolore?

  1. Accoglierlo, piuttosto che resistergli e imparare a gestirlo
  2. Concederci l’auto-compassione (allontanando rabbia e impazienza)
  3. Guardare oltre il dolore, allungando il campo di attenzione a sensazioni positive
  4. Adottare misure pratiche, senza rimuginare, giudicare, lavorando sul problema e non sui sintomi

Ti senti pronto per affrontare un periodo di crisi o un problema?

Raccontaci nei commenti o in direct le tue esperienze in merito!

Ti aspettiamo!

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COME INIZIARE UNA CONVERSAZIONE

La Capacità di iniziare una conversazione è un’abilità importante per stabilire relazioni, sia che si cerchi di fare amicizia o che si voglia generare un nuovo contatto professionale.

Ci sono svariati modi per iniziare una conversazione, indipendentemente dall’ambiente o dalla personalità di colui con cui si vuole parlare.

Qual è la tecnica migliore per iniziare una conversazione?

  1. Richiedere informazioni

E’ sempre un approccio efficace per iniziare una discussione e per stabilire un rapporto con qualcuno.

Anche se avete già le risposte a quelle domande è una buona tecnica per entrare in contatto con qualcuno di nuovo; permette di sciogliere il ghiaccio ed è utile per dimostrare interesse.

“Saprebbe aiutarmi indicandomi dov’è via…?”

2. Fare i complimenti

Possono illuminare la giornata di qualcuno, aumentandone l’autostima.

“Stai bene con quel taglio di capelli!”

  1. Fare un’esclamazione

Trovare qualcosa da dire di simpatico per una situazione che ci troviamo entrambi a vivere/assistere, attira l’attenzione dell’altro. La conversazione può poi decollare ad esempio su un argomento correlato.

“Hai visto che sorpasso quell’auto?!”

3. Offrire/Cercare assistenza 

Offrire assistenza potrebbe rendervi ben voluti dall’altro, conquistando in qualche modo la sua fiducia, soprattutto se si mostra genuinità nel gesto che si compie. Un altro modo potrebbe essere chiedere, invece, assistenza, il che aiuta l’altro a sentirsi utile e dopo aver fatto un favore a qualcuno, sarà più incline a pensare a te in modo positivo.

“Le piacerebbe sedersi?” o “Potrebbe prestarmi la penna per favore?”

4. Ottenere un’opinione

Chiedere un feedback dimostra interesse verso l’opinione dell’altro. Molte persone potrebbero dimostrare entusiasmo alle vs domande se competenti in materia. Un consiglio: concentratevi su temi attuali e concreti.

“Ti piace il nuovo caffè della macchinetta?”

5. Congratulati con l’altro

“Ho sentito il tuo discorso al congresso l’altra settimana, hai sollevato argomenti e punti davvero interessanti!”

6. Chiedere informazioni sull’interlocutore

Le persone sono tendenzialmente attratte in modo naturale dal parlare di se stesse. Cercate di indirizzare la conversazione verso hobby, abitudini ed esperienza dell’altra persona.

“Ho saputo che sei stato in Sardegna in ferie, com’è stato?”

7. Parlare del tempo

Se tutto il resto fallisce, si può sempre fare un commento legato al meteo o alle temperature.

E’ uno dei metodi più semplici per incoraggiare qualcuno a parlare e può essere un ottimo spunto per approfondire la conversazione.

“Fa molto caldo oggi, vero?” “Questo tempo ci sta mettendo alla prova!!”

Questi però gli argomenti che è consigliato evitare (per non far iniziare un’interazione con il piede sbagliato, evitando discorsi sgradevoli che potrebbero far irritare qualcuno!):

  • Stipendio
  • Politica
  • Religione
  • Età
  • Controversie attuali
  • “voci di corridoio” (se in ambito professionale)

Se in più manterrete un tono di voce piacevole, stabilire un rapporto positivo non sarà più un problema.

Provare per credere!

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COME È DIFFICILE ESSERE SINCERI!

In che modo l’essere consapevoli si traduce nei rapporti con gli altri?

Significa dire sempre la verità?

E dal momento che mindfulness è anche compassione, come puoi affrontare l’enigma della verità, cioè dire una verità difficile, ma con gentilezza?

Vivere nel qui e ora con gli altri è molto diverso dal vivere nel qui e ora con te stesso.

Quando i pensieri vengono condivisi e formulati a parole, e a quelle parole seguono interpretazioni e reazioni, in gioco c’è un’immensa gamma di scambi reciproci. Potrebbero inserirsi anche messaggi non verbali inviati dal corpo o dal ns atteggiamento.  Essere del tutto presenti in simili circostanze significa rivolgere una piena attenzione a ciò che viene detto e alle implicazioni che ne derivano. 

Questo significa anche saper leggere gesti, sorrisi o altri segnali, che siano intenzionali o meno.

Non è sempre facile comunicare ciò che si ha dentro, soprattutto se si parla di sentimenti. 

Però, migliorando le nostre capacità comunicative (e qui ti invito a dare un’occhiata ai nostri corsi in vendita sul sito, che trattano proprio questi argomenti!), e impegnandoci nel vivere con consapevolezza, riusciremo ad esprimerci chiaramente, apertamente, pur tenendo per noi ciò che preferiamo non dire.

Quindi, dobbiamo dire o non dire?

Siamo soliti trattare con cautela argomentazioni che ci riguardano intimamente, nonostante il mondo che ci circonda sia più orientato verso l’ “oversharing” ovvero la smania di condividere tutto ciò che ci succede e anche le informazioni personali. 

Istintivamente, la maggior parte di noi, evita di cadere nella trappola dell’eccesso della condivisione con estranei o persone che non fanno parte della ns cerchia ristretta, però a volte, potremmo sentire di dover omettere informazioni anche a chi conosciamo bene o che ci è vicino.

La maggior parte delle volte, celare una verità, è un modo per proteggere sé stessi o gli altri da qualcosa che potrebbe generare dolore o disagio.

Il fatto di nascondere una verità difficile si porta dietro un duplice problema:

  1. Porta energia negativa nella relazione con te stesso e con la persona interessata
  2. Dire la verità potrebbe avere conseguenze imprevedibili (senza avere idea dell’intensità della reazione emotiva che questo potrebbe innescare nell’altro)

In aggiunta, se è una verità che fa davvero male, potrebbe portare addirittura alla rottura della relazione o ad uno scontro più o meno violento.

Aspettare il moneto giusto per parlarne è un gesto compassionevole, purché questa sia la tua vera motivazione e non un (vigliacco) procrastinare. 

Tutti noi tendiamo a soffocare le nostre emozioni, soprattutto quando riceviamo notizie sconvolgenti e se ci troviamo di fronte a persone diverse da partner o famigliari. 

E’ quindi necessario ricordarci che, qualunque sia il nostro giudizio, questo non provocherà alcun disagio.

Con delicatezza è possibile dire tutto!

Come dire la verità?

Considera i seguenti parametri prima di scegliere come parlare:

  • Qual è la tua relazione con quella persona
  • La necessità morale e profonda di riferire quella verità
  • L’importanza, per il benessere dell’altro, di conoscere quella verità
  • L’urgenza di farle sapere quella verità
  • L’importanza di scegliere l’occasione giusta per dirla

Dopo aver considerato questi punti, decidi quando e come parlare. Fallo con delicatezza, rispondendo con morbidezza alle reazioni dell’altro, essendo compassionevole e paziente, non giudicante e non reattivo.

Chiedere scusa con consapevolezza è una fonte di forza!

Chiedere scusa non è un segno di debolezza: le scuse sincere possono rafforzare il legame in una relazione.

Come chiedere scusa:

  • Racconta senza omettere niente (altrimenti le scuse non sono veritiere)
  • Non addurre scuse o spiegazioni (rischieresti di inquinare la sincerità con giustificazioni)
  • Mostrati imperfetto (e abbassa le difese, l’altro farà lo stesso)
  • Pensa alle scuse come ad un dono (donando te stesso potrai anche ricevere in cambio il perdono).

Ti senti pronto per dire la verità?

Raccontaci nei commenti o in direct le tue esperienze in merito!

Ti aspettiamo!

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SUPERARE L’OSTACOLO DELL’ANSIA SOCIALE

Il disturbo dell’ansia sociale è spesso frainteso e molte persone ne soffrono in silenzio per paura di essere giudicate. Non si tratta solo di essere timidi o poco inclini a parlare di fronte ad un pubblico, esso ha la capacità di domare completamente e ostacolare l’esperienza di vita quotidiana.

L’ansia o la fobia sociale possono avere una vasta gamma di conseguenze e portare addirittura a sensi di colpa autoimposti ed ingiustificati. Chi soffre di questo disturbo cerca di evitare il più possibile gli eventi sociali e anche le cose più semplici possono diventare complicate (come fare la spesa, andare a bere un caffè con un amico o entrare in un negozio per comprare una semplice maglietta).

La buona notizia è che si possono mettere in atto comportamenti che possono aiutare ad affrontare e vincere l’ansia sociale.

Ecco alcuni suggerimenti:

  1. Analizza i tuoi pensieri negativi e ansiosi

Perché sono sorti? Cosa li ha scatenati? Perché la pensi così?

Questa tua prima reazione riflette veramente come ti senti oppure è frutto di un pensiero negativo “automatico”, magari legato a situazioni similari subite in passato?

Analizzare le proprie idee è già di per se un passo positivo, mettersi in discussione è un’apertura e aiuta a non rimuginare continuamente. L’eccessiva proiezione dei nostri pensieri al futuro alimenta l’ansia sociale e non portano beneficio.

2. Sii consapevole

Sfrutta ciò che la mindfulness ci insegna e cioè che grazie alla consapevolezza, raggiungiamo uno stato mentale vigile che consente di osservare lo scorrere dell’esperienza, momento dopo momento, nel qui e ora, senza giudicarci, senza giudicare e togliendo il pilota automatico, ma piuttosto vivendo a pieno la nostra quotidianità.

3. Andare in una caffetteria/bar

Normalmente questo luogo vi renderebbe nervosi, ma se voi ci andate con il vostro tablet per vedere una puntata della vostra serie preferita, oppure con un libro, per leggere, o per scrivere. Questo vi permetterebbe di spingervi oltre i vostri limiti, ma rimanendo in una zona di comfort, facendo ciò che vi piace. Volendo si potrebbe anche andare a studiare in biblioteca… l’obbiettivo è lo stesso!

Nessuno ci giudica, distaccatevi da questo pensiero, diventarne consapevoli vi permetterà di sabotare il meccanismo autodistruttivo che scatta nella vostra mente.

4. Non concentratevi su voi stessi

L’idea che vi spaventa è che, quando entrerete in una stanza, tutti vi fisseranno e vi giudicheranno in qualche modo. Questo pensiero non rispecchia però la realtà! Smettetela di preoccuparvi d ciò che gli alti penseranno vedendovi, anzi, provate voi a concentrarvi su chi avete intorno, non per giudicare a vostra volta, ma per osservare la fluidità con la quale il mondo vi scorre accanto.

L’ansia è sempre autoimposta: entrando in una sala piena di persone nessuno vi guarderà con occhio giudicante.

5. Fate un respiro

L’ansia provoca cambiamenti nel nostro corpo: il cuore che batte all’impazzata, vertigini e tensione muscolare. Prendetevi un minuto per fare un respiro profondo e concentratevi su di esso, in modo da riprendere padronanza del vostro corpo. 

Un esercizio che funziona è questo: sedetevi, fate un respiro profondo, poi di nuovo inspirate profondamente e trattenete l’aria per 3-4 secondi, per poi espellerla lentamente, ma senza lasciarne nemmeno un residuo, come a svuotarvi completamente e poi di nuovo un respiro completo profondo.

Vedrete che riuscirete a riprendere in mano il controllo della situazione.

6. Trovate situazioni sociali in cui impegnarvi

Ecco alcune idee: iscrivetevi in palestra, andate a vedere un film al cinema, andate a teatro, a fare un corso di nuoto, a fare una passeggiata in centro, in un centro commerciale per acquistare qualcosa, fate volontariato… tutto può essere un pretesto per abituarvi ad essere in mezzo alle persone e, perché no, ad “attaccare bottone”, anche con scuse semplicissime e così iniziare ad interagire e colloquiare.

Se c’è interesse per ciò che state facendo, vedrete, che sarà naturale, perché potrete trattare argomenti a voi cari e conosciuti.

7. Sii gentile con te stesso

Nessuno è perfetto (e guai a pensare di esserlo!).

Se fossi esausto o abbattuto e ci saranno momenti in cui penserai negativamente e tornerai ai vecchi schemi mentali deleteri, non pensare necessariamente ad un fallimento. Prenditi un momento per concentrarti sul presente e metti in pratica le tecniche che hai imparato. Sii gentile e paziente verso te stesso, soprattutto quando l’ansia sociale ritorna. L’autocompassione è essenziale nel cammino verso la vittoria dell’ansia sociale.

NB.  Questi sono solo alcuni suggerimenti, deve essere chiaro che, se non ci riesci da solo e ti rendi conto che è necessario l’aiuto di qualcuno, rivolgiti ad uno specialista, qualcuno che possa farti da spalla durante il percorso e che possa seguirti e stimolarti per raggiungere il tuo obbiettivo!