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Il mio libro alla 77ª edizione della Frankfurt Buchmesse!

Sono felice di annunciare che “Serenità sul lavoro: supera lo stress e comunica al meglio con capo e colleghi” sarà presente alla 77ª edizione della Frankfurter Buchmesse, la più importante fiera internazionale dell’editoria, che si terrà a Francoforte sul Meno dal 15 al 19 ottobre 2025.

Grazie a Eleonora Marsella di @ilblogdieleonoramarsella e a @bestrongedizioni, il mio libro sarà presentato insieme ad altre opere italiane in questo contesto straordinario che ogni anno riunisce oltre 280.000 visitatori, 7.500 espositori da più di 100 Paesi e 10.000 operatori dei media.

🌍 La Buchmesse è molto più di una fiera: è un punto d’incontro globale dove letteratura, innovazione e cultura si fondono, aprendo spazi di dialogo e connessione.

Per me è un grande orgoglio vedere Serenità sul lavoro viaggiare oltre confine e portare con sé il messaggio di una comunicazione consapevole e di un benessere professionale possibile.

Se vi trovate in loco, fate un salto a trovare Eleonora e a curiosare tra i tanti libri che saranno presenti!

#FrankfurterBuchmesse #SerenitàSulLavoro #Frankfurt2025 #bestrongedizioni #EleonoraMarsella

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Domenica 5 ottobre sarò a Torino, a Portici di Carta 2025!

Sono felice di annunciare la mia partecipazione alla nuova edizione di Portici di Carta, la grande libreria a cielo aperto che ogni anno anima il cuore di Torino con migliaia di libri, incontri e dialoghi.

Domenica 5/10 sarò presente con il mio libro “Serenità sul lavoro: supera lo stress e comunica al meglio con capo e colleghi”, grazie a @ilblogdieleonoramarsella e @bestrongedizioni (https://bestrongedizioni.it/)

📍 Tra Piazza Vittorio Veneto e via Pietro Micca, il centro città diventerà un percorso lungo due chilometri interamente dedicato ai libri e alla lettura, con oltre 60 librerie, decine di case editrici e incontri con autori, esperti e lettori.

Per me sarà l’occasione di incontrare persone nuove, parlare di comunicazione, emozioni e benessere professionale, e portare il mio contributo in un contesto che celebra la cultura e il potere delle parole.

Se sarete a Torino, vi aspetto sotto i portici, nello specifico saremo all’altezza di Via Pietro Micca 6 (SETTORE 5)! ✨

#PorticidiCarta #SerenitàSulLavoro #Torino #SalTo25 #libri #comunicazione

AUDIO CORSO RELAZIONI SANE

COME CREARE RELAZIONI SERENE TRA CAPO E COLLEGHI

Questo audio corso ti aiuta a capire come sbloccare la comunicazione con colleghi e responsabili, ottenendo collaborazione e rispetto per vivere finalmente con serenità l’ambiente lavorativo, abbandonando la paura del giudizio altrui, che troppo spesso ci frena nel riuscire ad essere davvero noi stessi.

Se ti ritrovi in queste situazioni:

. paura del giudizio dell’altro (soprattutto se si tratta di un superiore),

. paura di arrivare ad uno scontro, che magari senti di non essere pronto a sostenere come vorresti,

. bisogno nascosto di tenere tutto sotto controllo e quindi se succede quel qualcosa che apparentemente sfugge al tuo controllo o peggio è un qualcosa di improvviso, ti assale l’ansia e ti senti in balia degli eventi,

. non te la senti di dire ciò che pensi perché semplicemente credi poco in te stesso e nelle tue capacità e pensi che gli altri abbiano sempre quel qualcosa in più, che a te sfugge,

. non riesci a gestire la rabbia, che si scatena quando proprio quel collega nello specifico, ti dice qualcosa; lì ti scatta improvvisamente una sorta di risentimento e ti verrebbe voglia di mangiarlo, piuttosto che rispondergli in modo pacato e professionale,

Questo audio corso gratuito fa per te!

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AUDIO CORSO GESTIONE CONFLITTI

Serenità in ufficio: primi passi per imparare a gestire il conflitto e le emozioni ad esso associate

Questo audio percorso dedicato a capire come ritrovare la serenità e la collaborazione in ufficio, imparando a gestire possibili conflitti che si possono generare con capo e colleghi, mantenendo la calma e senza farti assalire dalla rabbia o dallo sconforto.

Se ti ritrovi in queste situazioni:

  • Fatichi a mantenere la calma se continuano a provocarti con battutine o atteggiamenti poco rispettosi,
  • Ti trattieni, magari non rispondendo, ma dentro senti il fuoco accendersi e poi somatizzi successivamente;
  • Fatichi a controllarti e a non rispondere in modo impulsivo e quasi aggressivo, se stimolato da atteggiamenti che reputi non corretti nei tuoi confronti;
  • Non riesci a far valere le tue ragioni in modo pacifico e collaborativo;
  • Tendi a perdere il controllo e a lasciarti prendere dalla rabbia, reagendo malamente;
  • Non riesci a trovare il coraggio e anche il modo per dire ciò che realmente senti e pensi;
  • Tendi a giudicare gli atteggiamenti degli altri e così a giustificare i tuoi modi poco accomodanti;
  • Senti il peso della mancanza di serenità e collaborazione che migliorerebbero la tua quotidianità lavorativa.

Questo audio corso gratuito fa per te!

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“MI PIACEREBBE RIUSCIRE AD ESSERE ME STESSO, SENZA AVERE PAURA DI ESSERE CONTINUAMENTE GIUDICATO!”

Questa richiesta è abbastanza ricorrente tra le persone che mi contattano perché vorrebbero sentirsi liberi di esprimere ciò che pensano (e ciò di cui hanno bisogno) nel contesto lavorativo, senza il timore di essere giudicati per ogni parola detta o per la possibilità che il concetto espresso possa essere male interpretato e così portare a scontri o chiusure con colleghi e responsabili.

In questo post ti spiego alcuni passaggi fondamentali per capire come iniziare ad uscire dal loop della “paura del giudizio altrui” e cominciare a sentirti più libero/a di esprimere i tuoi bisogni e necessità, anche nel contesto professionale, risultando sicuro/a di te.

La paura del giudizio altrui è un qualcosa che accomuna la maggior parte di noi.

Mi ci metto in mezzo anche io, perché è stato un ostacolo difficile da superare e che ogni tanto ritorna a galla, perché alcune credenze, soprattutto se sono state parte integrante del percorso di crescita di ognuno di noi, è davvero difficile sradicarle completamente. 

Ciò che è importante fare però è capire quando tornano a bussare alla nostra porta e riuscire a lasciarle sullo zerbino (si stuferanno di stare lì ad aspettare e se ne andranno da sole!) 

La paura del giudizio degli altri ha spesso radici nel passato, deriva da una visione distorta di noi stessi e della nostra capacità di metterci in relazione con gli altri.

Sfido chiunque stia leggendo questo post, nel dirmi che non ha mai pensato, almeno una volta nella vita: “chissà cosa penseranno gli altri se” :

– faccio/dico questo

– metto quello

– taglio i capelli così

– prendo questa decisione

– decido di separarmi/sposarmi 

– mi metto la gonna invece dei pantaloni

 etc etc… potrebbero esserci mille e uno esempi diversi!

Alla base di tutto questo ci sono delle insicurezze che contribuiscono a generare una bassa autostima e ci portano a provare ansia. Nei casi peggiori ci si confronta con una estrema timidezza che porta all’ isolamento; questo non fa altro che allontanarci maggiormente dagli altri, portandoci alla chiusura e alimentando nuovamente la ns insicurezza.

Capite che questo è un vero e proprio circolo vizioso che si auto alimenta e che è davvero difficile scardinare.

Ognuno di noi ha il suo percorso, i suoi valori, le sue credenze e i suoi bisogni, e per ognuno di noi è necessario lavorare sulla propria impronta, ma ciò che ci accomuna è che se abbiamo paura del giudizio altrui, difficilmente troveremo la sicurezza che ci permette di essere noi stessi nei contesti sociali e quindi di riuscire a dire ciò che pensiamo o ciò di cui abbiamo bisogno.

Su cosa è stato utile lavorare per le persone che hanno fatto con me questa parte del percorso? 

Inizialmente è stato importante capire e ammettere che ognuno di noi ha i suoi difetti, ma anche pregi e che se riusciamo ad identificarli, possiamo usarli a nostro vantaggio nel momento in cui ci mettiamo in relazione con gli altri.

M. ha scoperto di essere una persona particolarmente paziente, abbiamo lavorato su questo suo lato, per far sì che diventasse un suo punto di forza nel mettersi in relazione con i colleghi.

S. ha capito di essere una persona estremamente precisa e questo punto forte l’ha aiutata a tirare fuori la giusta sicurezza, quando doveva relazionarsi con il coordinatore.

A. ha capito di essere una persona socievole e solare e ha usato questa cosa per ritrovare la giusta armonia in ufficio.

Lo ripeto spesso (e non smetterò di farlo!) è necessario imparare ad apprezzarsi perché si è unici e delle nostre unicità, riuscire a fare i nostri punti di forza.

Man mano che acquisiamo sicurezza (e quindi lavoriamo sulla nostra autostima), la paura del giudizio altrui si allontana e poco a poco verrà sempre meno a bussare alla nostra porta.

E’ un processo di crescita personale, non può avvenire dall’oggi al domani, ma affrontando le situazioni che ci causano ansia, facendo piccoli passi e aumentando gradualmente la sfida (con noi stessi), acquisiremo la giusta fiducia che ci permetterà di essere noi stessi nei vari contesti sociali.

Non c’è giusto o sbagliato nell’essere noi stessi, anzi, portare sé stessi nella relazione con l’altro può portare tanta soddisfazione e una vita più autentica.

Se ti va, fammi sapere sotto nei commenti il tuo miglior “CHISSA’ COSA PENSERANNO GLI ALTRI SE…….”.

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“DOVRESTI FERMARTI UN’ORA IN PIU’! E’ ARRIVATO UN LAVORO URGENTE!” – “OK! MI FERMO!”

(Cavoli, proprio stasera che volevo portare mio figlio al cinema…. Ufff!!!Che rabbia!!!!)

Dopo l’ennesima volta in cui non sei riuscito/a a dire di no ad un lavoro urgente che il tuo responsabile ti ha propinato proprio mezz’ora prima di uscire, mettendo di nuovo da parte i tuoi impegni e la tua vita privata, ti senti schiacciato/a dal senso di colpa e non riesci a vedere una via d’uscita?

In questo post ti spiego alcuni passaggi fondamentali per riuscire a dire di NO senza risultare prevaricante e soprattutto senza sentirti in colpa. Questi passaggi hanno aiutato già diverse persone che hanno deciso di lavorare con me, nel sentirsi più sicuri di esprimere i propri bisogni, senza sentirsi giudicati dai propri responsabili.

Ci sono alcune cose che ti possono aiutare a dire di NO, risultando sicuro/a di te e non aggressivo/a, vediamole insieme…

Esprimi ciò che senti: “Mi dispiace rifiutare, ma …”

Sii diretto e specifico, ma senza trovare scuse o giustificazioni assurde: “Mi dispiace rifiutare, ma non posso fermarmi perché ho un impegno pregresso”

Offri un’alternativa: “Mi dispiace rifiutare, ma non posso fermarmi perché ho un impegno pregresso, ma potremmo trovarci domattina sul presto, rifare il piano delle priorità e inserire anche questa urgenza!”

Se l’interlocutore è abile nell’utilizzare uno stile manipolativo e riesce sempre ad imporsi, potrebbe cercare di lavorare sulla tua “scusa” per trovarti una soluzione differente e permetterti di fargli comunque il lavoro… 

Se è così, non cedere e soprattutto non scendere troppo nei dettagli di cosa dovrai fare invece di fermarti al lavoro, perché potrebbe diventare una lama a doppio taglio!

Spesso pensiamo che giustificando per filo e per segno, in modo dettagliato, ciò che dobbiamo fare sia una giustificazione “validata”, per cui “accettabile”.

In realtà, chi è abile nel rigirare le parole a suo favore, potrebbe usare proprio i dettagli della tua “scusa” per trovarti una via differente per risolvere la cosa e permetterti di rimanere al lavoro.

Ti faccio un esempio pratico:

“Non posso perché devo accompagnare mio figlio al cinema, ci tiene tanto a vedere l’ultimo film degli Avengers, glielo avevo promesso!”

La persona potrebbe dirti:

“Beh, dai, il film al cinema non sarà in programmazione solo per stasera, potresti portarlo nel weekend, con tutta la calma e magari andarvi anche a prendere un bel gelato!! Vedrai che sarà ancora più felice! La pratica è già qui sulla tua scrivania….”

A questo punto, se non vi sentite sicuri nella vostra posizione e avete paura che lui/lei possa giudicarvi perché “preferite andare al cinema con vostro figlio piuttosto che fermarvi un’oretta al lavoro, perché c’è bisogno”, rischiate di finire per acconsentire a rimanere quell’ora in più, per fare il lavoro tanto urgente e chiamare vostro figlio per disdire il vostro appuntamento.

Prova a fermarti un attimo a pensare se questo lavoro dell’ultimo minuto sia davvero un qualcosa che non può in nessun modo aspettare fino all’indomani, dovendo mettere da parte la tua vita privata e il tuo tempo libero, oppure se è davvero necessario fermarsi a completarlo.

Io non posso sapere quale sia la priorità, sicuramente ci saranno dei momenti in cui quel lavoro, fatto in quel momento, farà la differenza e altri invece in cui farà la differenza mantenere una promessa fatta a tuo figlio.

Ciò che mi interessa farti capire è che se, fermarti, perché il capo ti obbliga, perché non riesci a dirgli di no, perché hai paura del suo giudizio, perché ti senti in colpa nei suoi confronti (sentendoti altrettanto in colpa nei confronti di tuo figlio perché devi rimandare il vs tempo insieme), forse è giunto il momento di provare a ritrovare un pochino di serenità, imparando a darti e a dare le giuste priorità, apprendendo le giuste tecniche e strategie comunicative che possono aiutarti a confermare i tuoi bisogni, senza risultare inopportuno o scontroso.

Prova questa la tecnica che ti ho indicato sopra e fammi sapere se ci sei riuscito/a e se ti ha aiutato a dire di no.

Se sei interessato a lavorare sulle tue relazioni con colleghi e responsabili e così ritrovare la sicurezza e la serenità che ti possono permettere di concentrarti sui tuoi obbiettivi, contattami!

Sarà un piacere fare una chiacchierata e capire se posso esserti di aiuto.

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DICI LA VERITA’ E GLI ALTRI SI ARRABBIANO! NON DEVONO ARRABBIARSI, E’ LA VERITA’!

… ma sei sicuro/a che la tua verità sia davvero ciò che loro vogliono sentirsi dire?

Sei convinto che dire sempre la verità sia l’unico modo per comunicare efficacemente, ma poi ti rendi conto che i tuoi colleghi si arrabbiano oppure sono risentiti dopo che hai detto ciò che pensavi?

In questo post ti spiegherò un passaggio fondamentale per riuscire ad essere davvero efficace nel passare il messaggio, qualunque esso sia, senza risultare troppo diretto o addirittura inopportuno.

Una cosa che aiuta tanto le persone che arrivano a me chiedendosi perché i colleghi sono così cattivi e scontrosi quando diciamo solo ciò che pensiamo, è il capire che forse la “nostra” verità non per forza deve essere anche la verità altrui. 

Mi spiego meglio…

Nel momento in cui noi facciamo un’affermazione, un commento, una constatazione (tipo “E ma cavoli come sei disordinato!”) su un fatto che riguarda quindi il comportamento altrui (nel caso specifico il disordine), quando portiamo la nostra verità (che tradotta potrebbe essere “che abbiamo bisogno di ordine”) rischiamo di giudicare il comportamento di quest’altra persona, elevandoci (a persona ordinata).

Se nel fare questa affermazione utilizziamo anche uno stile comunicativo un po’ troppo diretto (“perché tanto sto dicendo la verità, è palese!”) rischiamo di passare dalla parte del torto perché di fatto stiamo giudicando in toto il comportamento di un’altra persona.

Ciò che noi vediamo e sentiamo passa attraverso i nostri filtri e i nostri bisogni (il ns bisogno di ordine). 

Ciò che l’altro percepisce dalle nostre parole passa attraverso i suoi bisogni e i suoi filtri (il suo ordine non rientra nei nostri canoni).

Ecco che qui si incrina qualcosa e nasce l’incomprensione.

Come uscire da questo circolo vizioso?

Potremmo dire all’altro che “se entrambi riuscissimo a coordinare gli spazi in modo più ordinato, potremmo giovarne tutti nella gestione quotidiana del lavoro d’ufficio risultando così più efficienti, anche agli occhi dei responsabili”.

Prima di fare la tua affermazione o il tuo commento, quindi, cerca di spogliare il messaggio dal giudizio, valutando se ciò che stai per dire è davvero costruttivo.

Inoltre, è importante cercare di non utilizzare uno stile che sia passivo oppure aggressivo, perché non aiuterebbe a far passare il messaggio nel modo corretto e soprattutto è necessario fare in modo che il tuo corpo e il tuo tono di voce supportino il messaggio che stai portando, risultando coerente!

Spero che queste parole ti sia state di aiuto e che tu possa iniziare ad alleggerire il peso della quotidianità nel relazionarti con i tuoi colleghi, per ritrovare un po’ di serenità. 

Se sei interessato a lavorare sulle tue relazioni con colleghi e responsabili e così ritrovare la sicurezza, la collaborazione e la serenità tanto agognate, che ti possono permettere di concentrarti nuovamente sui tuoi obbiettivi professionali, contattami! 

Sarà un piacere fare una chiacchierata e capire se posso esserti di aiuto.

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“E TU, COME TI VEDI TRA 10 ANNI?”

La risposta può rivelare molto di noi, ma sappiamo cosa dire?

E’ una tra le domande più scomode che possono essere fatte, ad un colloquio di lavoro, un incontro tra amici o in una conversazione tra conoscenti; molti di noi rimangono ammutoliti, cominciano a tergiversare oppure ironizzano o danno risposte di convenienza.

In realtà sarebbe il caso di pensarci per davvero… La risposta ci rivela la proiezione inconscia della persona che vorremmo diventare, ci fa riflettere su ferite emotive, paure, incertezze, attitudini, valori e desideri che troppo spesso soffochiamo nella quotidianità o perché “è impegnativo” pensarci davvero!!

Potremmo vedere la risposta a questa domanda come un vero e proprio esercizio di crescita personale e per fissarci un obbiettivo a medio/lungo termine che in momenti bui potrebbe diventare la nostra “luce in fondo al tunnel”, alla quale aggrapparci per non mollare.

Perché proprio 10 anni? Perché è un periodo che ci permette di crescere, migliorarci, liberarci dalle zavorre del passato, fare luce sulla strada che vogliamo percorrere, valutare la nostra capacità di essere “resistenti” (ovvero come abbiamo saputo fronteggiare e superare in modo positivo anche gli eventi negativi nel percorso già affrontato). Chi mi conosce già lo sa, mi piace che ci si focalizzi non solo su ciò che riteniamo essere un limite o un “fallimento”, ma piuttosto focalizzarci su quanto di buono e positivo (e vincente) abbiamo fatto, su quel qualcosa che ci ha fatti davvero crescere e ci ha reso più forti.

Valutare come vorremmo essere tra 10 anni ci permette di capire se gli obbiettivi che ci siamo dati finora siano stati forse irraggiungibili, perché poco veritieri e non alla nostra portata, ci aiuta a ri-focalizzarci sui nostri talenti, per definire degli obbiettivi realistici e raggiungibili, perché così deve essere.

Anche se abbiamo un obbiettivo che sentiamo “lontano”, piuttosto spezzettiamolo in step intermedi, così da darci la possibilità di valutare i passi fatti lungo il cammino; il fatto che li stiamo raggiungendo poco alla volta e con i giusti tempi, ci aiuta a rimanere positivi e focalizzati sullo step intermedio successivo. Questo modus operandi è molto efficace, vi consiglio di applicarlo nei vostri piani a medio lungo termine.

D’altronde, se non ho mai corso, non posso pretendere di fare una maratona tra 3 mesi, piuttosto posso fissare step intermedi che allungheranno i tempi, ma mi aiuteranno a rimanere focalizzata sull’obbiettivo, alla luce dei progressi positivi che sto facendo. Fisso di riuscire a correre una 10 km tra 3 mesi, una mezza maratona tra 6 mesi e una maratona tra 1 anno. In questo modo continuerò a mettermi in gioco e a lavorare su me stessa per superarmi, avrò degli obbiettivi chiari e gli step graduali mi permetteranno di non esagerare e raggiungere la giusta forma fisica per fare la maratona, senza rompermi e senza mettermi troppo sotto stress. Provare per credere!

C’è chi non riesce ad immaginare un futuro diverso dal presente, perché probabilmente ha una visione rigida, forse legata ad un forte bisogno di controllo, oltre che ad una scarsa fiducia nel saper fronteggiare imprevisti, che letteralmente lo bloccano e limitano.

La realtà è che noi, adesso, non siamo più la stessa persona che eravamo 5 minuti fa e non saremo gli stessi tra 10 giorni. Come possiamo pensare di essere immutabili?

Sicuramente, le paure alimentate negli anni da esperienze, scelte e credenze che riteniamo “sbagliate”, risultano gravare sulla nostra capacità di decidere chi vogliamo essere, ci rendono immobili e ci mettono dei limiti che ci sembra impossibile superare.

E se invece potessimo iniziare a liberare la nostra immaginazione, senza metterci dei paletti, e così decidere di evolvere e, perché no, cambiare, andando verso ciò che si desidera? E finalmente riuscire a dire ciò che pensiamo a quella persona che tanto ci blocca, o fare quella esperienza che tanto ci spaventa, o prenderci quel tempo che tanto diciamo di non avere…

Immaginare il futuro permette di anticipare quanto potrebbe accadere e quindi ci aiuta a mettere in campo strategie che potrebbero aiutarci a superare eventuali ostacoli.

E così, visualizzare, provare a mettere nero su bianco, cosa vorremmo fare e diventare tra 10 anni ci aiuta a diventare più elastici e più pronti per avere le energie e la forza per superare eventuali imprevisti che è normale che accadano, ma se l’obbiettivo è chiaro e raggiungibile di fronte a noi, diventano superabili e noi non rischiamo di rimanere paralizzati di fronte ad essi.

Troppo spesso facciamo fatica a vivere con pienezza il presente e per questo non riusciamo ad immaginarci un futuro sereno a medio e lungo termine. In un certo senso, preferiamo lasciare le cose come stanno, sperando che le certezze che abbiamo acquisito non cambino. Così, eviteremo di fare lo sforzo di credere ancora una volta che tutto può trasformarsi in qualcosa di “meglio”.

Il trucco c’è ma non si vede. Come possiamo definire chi vogliamo essere tra 10 anni, cambiamenti inclusi?

Perdonandoci, lasciando andare i fatti accaduti nel passato che ci hanno feriti e non lasciandoci prendere dall’ansia di “cosa potrebbe accadere” nel futuro.

E’ necessario concederci un momento per prendere contatto con i nostri BISOGNI più profondi, solo così potremo iniziare a soddisfarli, attivando le nostre energie interiori per acquisire serenità e fiducia, immaginando il nostro futuro come un perfetto investimento su di noi, senza lasciarci travolgere dalle correnti, ma avendo ben chiara la direzione che vogliamo prendere e la strada da percorrere.

Smettiamola di voler controllare tutto, la vita è meravigliosa proprio perché ogni giorno ci mette di fronte a nuove sfide e progetti inaspettati. La nostra forza nasce dal saperci ascoltare con attenzione, per lasciarci così sorprendere e non sopraffare dagli eventi.

E tu? Come ti vedi tra 10 anni?

Hai voglia di condividere con me il tuo pensiero?

Mi farebbe molto piacere…

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PERCHE’ TI SOTTOVALUTI?

Sei anche tu una persona che ha la tendenza a sottovalutarsi?

A non credere nelle sue capacità?

A pensare che gli altri siano sempre meglio di te, pertanto, cerchi di rimanere in seconda fila per non dare troppo nell’occhio ed evitare di esporti?

Benvenuto/a!

Sai qual è il problema vero? Che viviamo in una società competitiva, che sottovaluta il benessere delle persone, che evidenzia principalmente le cose positive, i grandi risultati, le cose eclatanti e che ci chiede di essere sempre al 130% delle nostre possibilità!

Ci ascoltiamo pochissimo e siamo sempre a rincorrere ciò che pensiamo gli altri si aspettino da noi: performanti sul lavoro, presenti con la famiglia, casa pulita e ordinata, frigo pieno di cibo, sport e palestra, vestiti stirati, impegni incastrati fino a metà 2024…

Non c’è spazio per pensare, per respirare, per riequilibrarci con noi stesse/i, per fare ciò che ci piace o anche solo per oziare, perché “Oziare è da perdenti!”

Ci credi davvero in tutto questo?

Credi davvero che l’unica cosa importante sia dimostrare al mondo che sei sempre sul pezzo, indaffarata/o, sempre in movimento, che non hai mai un minuto libero… davvero è questo ciò di cui hai bisogno?

Ecco, perché di bisogni si tratta!

Se il tuo personale bisogno va in contrasto con questa modalità di “vivere” la tua quotidianità, quasi sicuramente ti sentirai schiacciata/o da un peso che ti porta a sentirti inadeguata/o.

Il senso di inadeguatezza porta inevitabilmente a sottovalutarsi, limitando la capacità di gestire le relazioni interpersonali, in ambito privato e professionale. Questo circolo vizioso però va ad alimentare la mancanza di fiducia in te stessa/o, insicurezza, complessi e ansia.

Quindi magari ti sei trovata/o a dover gestire tachicardia, giramenti di testa, affanno e addirittura attacchi di panico.

Se sì, il tuo cuore e il tuo corpo stanno cercando di mandarti un segnale; stanno cercando di dirti che forse questo tipo di “vita” non è la vita che vorresti, non ti appartiene, non appaga i tuoi bisogni primari, i tuoi desideri…

Proviamo ad approfondire quali sono questi segnali e vediamo come possiamo provare a gestirli, riscoprendo quell’IO sepolto che ha bisogno di emergere!

  1. Dai priorità al benessere/alle necessità degli altri, mettendo in secondo piano le tue.

Così facendo ti sembrerà di essere gentile e altruista, in verità stai mettendo la felicità e i bisogni degli altri prima dei tuoi. La realtà è che tu vali quanto gli altri, per cui meriti esattamente la stessa felicità e hai diritto a soddisfare anche i tuoi bisogni! Non è riprovevole mettersi sullo stesso piano di chi abbiamo accanto… anzi, riequilibra la relazione, aiutando a mettere basi solide e durature.

  • Sei troppo modesto e quando ti viene fatto un complimento subito sminuisci!

La modestia (mascherata da insicurezza) non ti permette di lasciarti “amare” dagli altri. Accettare un complimento è un ottimo modo per mettersi in connessione con l’altro. Essere umili è una virtù meravigliosa, ma essere consapevoli dei propri punti di forza e applicarli quando necessario, fa di te una persona equilibrata e meno insicura. Se sei stata/o brava/o dittelo e lasciatelo dire!

  • Vai alla ricerca della conferma altrui per ogni cosa (un abito nuovo, un pensiero, una risposta,…)

“Come sto?”, “Cosa faccio?”, ”Se dico questo va bene?” Sebbene questo non porti a nulla di realmente negativo, ti mette sempre in secondo piano rispetto a ciò che l’altro pensa. Non hai la necessità di affermarti sulla base di ciò che l’altro dice o pensa che dovresti dire/ indossare. La tua personalità ti appartiene ed è il tuo valore aggiunto, che sia essa espressa attraverso un abito, un modo di dire o di fare. E poi, le tue opinioni sono tue ed è giusto farle valere (senza essere aggressivi, certo…)

  • Metti in dubbio le tue possibilità e capacità.

Ognuno di noi è unico e pertanto ha il diritto di esprimersi secondo la sua personale volontà. Se sei una persona che si sottovaluta fai fatica a vedere i tuoi obbiettivi realizzati, ma perché passi il tempo a realizzare quelli degli altri. Sei il risultato delle tue esperienze passate, non focalizzarsi solo sui fallimenti è la chiave. Prova a pensare a quante cose belle, importanti hai fatto, alle battaglie vinte, ai momenti difficili superati… tu sei quella persona, hai quella grinta e hai quelle capacità!

  • Fatichi ad uscire “dal tuo guscio”

Fai fatica a trovare la forza per metterti in gioco perché pensi di non essere abbastanza, di non avere le capacità. Nessuno è perfetto, nessuno nasce “imparato”, la strada di fronte a noi ce la costruiamo giorno dopo giorno, ma se non ti dai la possibilità di crescere, sperimentare e andare avanti, rimarrai sempre nel tuo orticello, bloccato. Sperimenta, ritrova la curiosità che avevi quando eri bambino e prova a metterti in gioco. Sbagli, cadi, ti rialzi… come tutti. Non hai nulla di meno degli altri!

Basare le nostre scelte sul giudizio degli altri ci porta inevitabilmente a tarparci le ali da soli.

La quotidianità è già complessa, le relazioni difficili e le soddisfazioni poche, cerchiamo di non sabotarci con le nostre mani!

Amiamoci un pochino di più e impariamo a gestire la nostra ansia e le nostre paure: che bello essere imperfetti, ma felici!

Se hai necessità di riprendere in mano la tua vita, imparando a gestire le emozioni, per riscoprire il tuo IO interiore e capire come dare valore ai tuoi bisogni, senza sentirti inadeguata/o, contattami e cerchiamo di capire insieme se posso aiutarti ad iniziare questo cammino.

Progetto senza titolo

COME VINCERE LA PAURA DEL GIUDIZIO ALTRUI?

Troppe volte ci troviamo ad avere paura di “fare o dire cose” solo perché pensiamo “CHISSA’ COSA PENSERANNO GLI ALTRI…”

Perché questo accade? E poi… possiamo svincolarci da questo pensiero per riuscire ad essere le persone che vogliamo, senza limiti o pregiudizi?

La risposta è SI’!

Ciò che troppo spesso non consideriamo è il fatto che ciò che pensano gli altri per noi è importante perché, se è un qualcosa che possiamo considerare positivo, ci aiuta ad aumentare la nostra autostima, alimentando sicurezza e fiducia in noi stessi.

Se una persona ti dice: “Come sei bella oggi!” la tua giornata probabilmente prenderà una piega diversa. Ti sentirai più serena e di riflesso il tuo atteggiamento nei confronti degli altri e della giornata stessa sarà più positivo.

 Pensa invece se una persona ti dicesse: “Che brutti pantaloni che hai oggi! Così larghi!!” è facile che la tua giornata prenda una piega meno radiosa e spumeggiante. Forse inizierai a pensare che ha ragione, che sono brutti, che sembri più grassa, che “Ecco, non dovevo comprarli, lo sapevo”…”In effetti, non sono da me!”

 Mi soffermo su questa frase perché è di una potenza pazzesca: “Non sono da me!”

Cosa stai cercando di dirti con questa frase? Prova a pensare…

Hai comprato questi pantaloni perché ti piacevano e ti facevano sentire a tuo agio, perché il colore ti ha colpita, perché la forma è particolare, ma confortevole, perché ti permette di coprire quelli che vedi come tuoi difetti, ma riescono in qualche modo a risaltare invece i tuoi pregi… li hai comprati perché ti fanno stare bene, e non vedevi l’ora di metterli!

Tutto crolla perché qualcuno ti dice che non gli piacciono.

Ecco che nella tua mente parte subito il pensiero che l’altro ha ragione, perché questi pantaloni vanno “fuori” dal tuo modo di vestire solito e quindi cominci a mettere in dubbio la tua scelta e a pensare che DEVI ritornare nei ranghi, perché così non va bene.

Ma chi lo dice che non va bene?

Arrivi addirittura a convincere te stessa che non va bene…

Perché? Perché hai riposto nel giudizio degli altri il metro con il quale tu stessa ti misuri.

Ma cosa c’è di sbagliato nel mettere un paio di pantaloni diverso dal solito?

Potrei capire che magari, se fossi uscita in mutande, la cosa avrebbe potuto essere in effetti commentabile (ma per altre ragioni, quali il buon costume e la decenza), ma detto questo, se sei solita mettere i jeans e invece oggi avevi voglia di mettere proprio quei pantaloni morbidi e colorati, perché ci stai bene e ti senti a tuo agio, chi lo dice che non puoi metterli?

I nostri atteggiamenti sono condizionati da paure, pregiudizi e preconcetti spesso legati ad esperienze passate, a come siamo cresciuti, alle persone che ci hanno accompagnato nei primi anni della nostra vita e ai condizionamenti.

Ogni società, ogni ambiente, ogni gruppo ne possiede di specifici, spesso legati al bisogno del perfezionismo, ai sensi di colpa, falsi miti, etc..

Questi sono tutti pensieri irrazionali.

Pantaloni a parte, ti riporto alcuni esempi, per meglio farti capire…

1.      Devo piacere a tutti e andare d’accordo con tutti.

2.      Devo essere perfetto.

3.      Quando le cose non vanno come vorrei, è una catastrofe.

4.      È più facile evitare certe difficoltà della vita, piuttosto che affrontarle.

5.      Gli altri dovrebbero comportarsi come dico io.

Questi pensieri provocano sofferenza emotiva, in particolare ansia, senso di colpa, tristezza e rabbia.

Se, quando salgono in noi pensieri di questo tipo, riuscissimo ad accorgercene, facendo ricorso alla razionalità, sarebbe possibile smascherare la falsità di queste affermazioni, ridimensionando così la portata negativa che questo pensiero ha in noi e la relativa nascita di emozioni altrettanto negative. Diventare consapevoli di questo gioco mentale, diventa quindi la chiave.

Ecco che allora, se la persona che incontriamo proprio quel giorno in cui abbiamo messo dei pantaloni diversi, ci dice: “Che brutti pantaloni che hai oggi! Così larghi!!” riuscirai ad avere la prontezza di riflessi per rispondere:

“A me piacciono molto, sono un po’ diversi dal solito, risaltano la mia solarità!”

Ecco che il giudizio della persona di fronte a noi non peserà più come un macigno, ma anzi sarà un modo per confermare a me stessa che “Oggi ho deciso di essere me stessa e di vestire ciò che volevo e porterò a testa alta questa mia decisione, sicura di me e delle mie volontà!”

Abbiamo paura del giudizio altrui, ma siamo noi i primi a giudicarci!

Non giudicare non significa non operare delle scelte, ma piuttosto discriminare ciò che è più adatto a noi e viverlo totalmente, senza bisogno di prestare attenzione al bisogno compulsivo della nostra mente di formulare a tutti i costi una opinione, sia essa positiva o negativa.

E’ vero, è pressoché impossibile non giudicare, ma è possibilissimo lasciare andare tutto il carico emotivo che si porta dietro il giudizio. 

Giudicarci sempre “non adeguati” o “fuori posto” non fa altro che alimentare la nostra sicurezza e la nostra fobia sociale legate proprio alla paura del giudizio altrui.

Quindi??

Leggerezza e non giudizio! E se agli altri non piacciono i pantaloni che portiamo?! Pazienza!! Guarderanno altrove se sono così disturbati…..” 


Se sei interessata/o ad imparare a gestire le tue emozioni, a liberarti dal peso del giudizio altrui e vuoi imparare ad approcciare la tua quotidianità e le tue relazioni con più leggerezza, contattami e cerchiamo di capire se posso esserti di aiuto per iniziare la tua trasformazione!